Torino: dal 2011 perse 18.000 imprese ecco la fotografia del sistema produttivo

Con 219.700 imprese registrate a fine 2020 e un aumento di 187 unità ,il tessuto imprenditoriale torinese rimane sostanzialmente stabile rispetto al 2019. E' il risultato di 11.919 nuove iscrizioni e 11.558 le cessazioni. Per dare un raffronto, nel 2007 le nuove aperture raggiunsero il picco di 19.524 aperture e le chiusure 16.467.
Lo ha comunicato la Camera di commercio di Torino, spiegando che se “da un lato l’incertezza economica ha frenato l’avvio di nuove attività, dall’altro le azioni di sostegno, fra cui le misure fiscali, i contributi a fondo perduto e i ristori, hanno rallentato o forse solo ritardato le chiusure. Occorre rilevare, tuttavia, che da anni il tessuto imprenditoriale torinese assiste aduna lenta erosione, per nulla legata all’attuale crisi sanitaria: dal 2011 a oggi si sono perse circa 18.000 imprese, pari al -7,5% dello stock complessivo, soprattutto nella categoria delle micro imprese (meno di 10 addetti)”.
Prendendo in considerazione le imprese attive, il tasso di sopravvivenza medio a tre anni (imprese iscritte nel 2017) risulta del 70,7%, in aumento rispetto al passato, a seguito del contesto economico particolare (tra le imprese subalpine nate nel 2011, a tre anni dall’iscrizione, ne sopravviveva poco più del 61%).
Quello dei servizi alle imprese è il primo settore per numerosità, con 57.213 aziende e una crescita dell'1% rispetto al 2019. In aumento sono risultate attività di supporto per le funzioni d’ufficio, imprese di pulizia e altre attività come la disinfestazione. In crescita anche le attività professionali, scientifiche e tecniche, i servizi di informazione e comunicazione, con la produzione di software e i servizi di elaborazione dati e hosting, oltre alle attività finanziarie e assicurative. Stabili le attività immobiliari e le imprese dei trasporti e del magazzinaggio, con una crescita soprattutto dei servizi postali e delle attività di corriere.
Il commercio è il secondo settore per numero di imprese, ma è calato complessivamente dello 0,6%: la diminuzione è da imputarsi al commercio al dettaglio, che rappresenta oltre il 51% del settore e che ha subito una contrazione dell'1,4%, dovuta soprattutto alla riduzione del commercio in sede fissa. Anche il commercio ambulante ha registrato un calo (0,6%), mentre si registra un exploit delle attività di ecommerce (+13,6%). Poche le categorie in crescita: i minimercati, le farmacie, i negozi di computer e quelli di articoli di seconda mano; nell’alimentare, la vendita di frutta e verdura. In calo l’abbigliamento, le edicole, le cartolerie, i negozi di articoli sportivi, le ferramenta, i negozi di mobili e di utensili per la casa.
Per la prima volta nel corso degli ultimi dieci anni, il settore delle costruzioni fa registrare un incremento dell'1,2% della consistenza delle imprese registrate (+383 unità) e chiude l’anno con uno stock di 32.879 imprese.
Per quanto riguarda l'industria, lee imprese registrate, pari a 20.365, sono scese dell’1,4% nel corso dell’anno, riducendosi di 293 rispetto al 2019, quando la contrazione era già stata pari al 1,8%. I settori che hanno subito la maggiore contrazione sono la meccanica, l’industria alimentare e delle bevande, la lavorazione del legno e fabbricazione di mobili, la produzione di apparecchiature elettriche ed elettroniche. Stabili le imprese dei mezzi di trasporto, settore che è stato sostenuto nell’anno dall’ecobonus e dagli incentivi approvati. In aumento, infine, la riparazione, manutenzione e installazione di macchine e apparecchiature e la produzione di articoli in gomma e materie plastiche.
Il settore Istruzione, Sanità e servizi pubblici, con 16.356 imprese ha fatto registrare una crescita del 1,7%. L’istruzione rileva l’incremento più alto ma salgono anche le attività culturali, associative e di divertimento. Fra le attività di assistenza sanitaria si amplia il numero degli studi medici specialistici e degli altri servizi di assistenza sanitaria, tra cui le attività di fisioterapia e quelle paramediche. Nei servizi di assistenza sociale, crescono le strutture di assistenza residenziale per anziani e disabili. Diminuiscono alcune delle attività più colpite dalla crisi: lavanderie, parrucchieri e barbieri e centri per il benessere fisico, mentre continuano ad aumentare i centri estetici, gli studi di tatuaggi e piercing e i servizi di cura degli animali da compagnia.
Il settore Servizi di alloggio e ristorazione si compone di imprese che hanno dovuto differenziare l’erogazione dei servizi (ad esempio il take away e il delivery per bar e ristoranti), o che sono state costrette a “congelare” l’attività imprenditoriale (alberghi, b&b). Nel complesso, tuttavia, le imprese registrate a fine 2020 sono 15.689, cresciute dello 0,5%. In particolare, fra le attività dei servizi di ristorazione e somministrazione, che rappresentano oltre il 94% delle attività e sono aumentate nel complesso dello 0,4%, restano stabili i take away (+0,3%) e cresce la ristorazione ambulante (+6,3%). Il settore agricolo, che già negli anni passati rilevava una scarsa dinamicità, nel 2020 ha subito un ulteriore rallentamento, scendendo a 11.690 unità, rispetto alle 11.868 del 2019. Alla fine del 2020, sono 58.580 le imprese artigiane registrate alla Camera di commercio di Torino, il 26,7% dell’intero tessuto imprenditoriale provinciale (erano il 29% nel 2011); nell’ultimo decennio sono calate di oltre 9.500. Le imprese femminili rsono 48.997, il 22% del tessuto imprenditoriale provinciale (quasi sei imprenditrici torinesi su 10 sono “over 50”, mentre solo il 4,4% risulta avere meno di 30 anni). La presenza imprenditoriale straniera in provincia evidenzia, ancora una volta, un risultato in crescita: a fine 2020 sono 27.980 le imprese straniere registrate. A livello settoriale, gli stranieri sono maggiormente presenti nel comparto delle costruzioni (31,1%); seguono il commercio e i servizi prevalentemente orientati alle imprese.
Infine, le imprese giovanili: a fine 2020, sono 20.820, pari al 9,5% del totale e in calo di 207 unità rispetto al 2019. Il 27,4% delle imprese “under 35” è rappresentata da stranieri (+2,1%), mentre è calato del 3,3% il peso della componente femminile (26,6%).