Messina punta a dare anche un acconto del dividendo relativo all'utile Isp 2021 agli azionisti intanto a maggio 700 milioni

Carlo Messina, numero 1 di Intesa Sanpaolo, l'ha anche messo per iscritto: come dividendo, intanto distribuirà 700 milioni, il massimo consentito dal Supervisore; ma aggiungerà il resto appena sarà possibile e si impegna ad anticipare già quest'anno una parte del dividendo relativo all'utile netto 2021, il cui 70% sarà destinato agli azionisti, a partire dalla Compagnia di San Paolo che possiede il 6,119% della principale banca italiana.
Ecco un ampio stralcio di quanto Messina ha comunicato dopo la presentazione del bilancio 2020.
“ Il nostro ruolo a sostegno del Paese si è manifestato attraverso il supporto all’economia reale, reso concreto dai 50 miliardi di credito messi a disposizione di famiglie e imprese, con la conseguente tutela dell’occupazione e il mantenimento dei flussi di liquidità tra comparti produttivi. Per primi abbiamo promosso le moratorie: nel corso di questi mesi ne abbiamo concesse per un valore complessivo pari a 95 miliardi. Abbiamo, inoltre, erogato prestiti assistiti da garanzia statale per un totale di 35 miliardi. Le misure da noi messe in campo comprendono uno strumento innovativo, come quello dei prestiti d’impatto, a favore della coesione di tessuti imprenditoriali attivi sul territorio. Il nostro ruolo di motore della crescita al servizio delle famiglie, delle imprese e della società è reso possibile dalla capacità della Banca di mantenere nel tempo una reddittività resiliente, accompagnata da crescenti livelli di efficienza, unitamente a una solidità patrimoniale tra le più elevate del settore bancario europeo”.
“In questo contesto di straordinaria complessità, nel 2020, superando il nostro obiettivo, abbiamo conseguito un utile netto pari a 3,1 miliardi di euro, escludendo l’impatto contabile della combinazione con Ubi Banca e dell’impairment dell’avviamento della Banca dei Territori e il contributo di 5 mesi delle attività di Ubi Banca. Includendo il contributo di 5 mesi delle attività di Ubi Banca, l’utile netto normalizzato è di 3,5 miliardi di euro, senza considerare l’impatto contabile derivante dalla combinazione con Ubi Banca e dall’impairment dell’avviamento. Nel 2020 abbiamo ottenuto il miglior risultato di sempre nel settore assicurativo, con i ricavi dal ramo danni non motor in crescita a 500 milioni. Le commissioni hanno mostrato una significativa ripresa nel secondo semestre e in particolare nell’ultimo trimestre del 2020. Il margine di interesse è tornato a crescere annualmente dopo cinque anni consecutivi di calo. I costi nel 2020 segnano una riduzione del 3%. L’efficienza operativa è particolarmente elevata con un cost/income del 52%”.
“Le sinergie derivanti dalla combinazione con Ubi Banca sono previste a oltre un miliardo di euro all’anno a regime, superando le stime iniziali. Il processo di integrazione è perfettamente in linea con i piani e il coinvolgimento delle persone provenienti da Ubi sta avvenendo con pieno successo. Il costo del rischio, senza considerare gli accantonamenti per gli impatti futuri della pandemia, scende a 50 punti base. Nell’ultimo trimestre dello scorso anno abbiamo ulteriormente accelerato la riduzione dello stock di crediti deteriorati; nell’intero 2020 è stata pari a 10,8 miliardi di euro. Grazie a ciò abbiamo superato con un anno di anticipo l’obiettivo di riduzione di crediti deteriorati previsto dal Piano d’Impresa 2018-2021 e abbiamo raggiunto i più bassi livelli di Npl ratio dal 2007 con un Npl ratio lordo del 3,7% – includendo Ubi Banca e applicando la definizione Eba – e un Npl ratio netto del 2,3% includendo Ubi Banca. Il Common Equity ratio ha raggiunto il 15,4%”.
“Per conseguire, nei prossimi anni, nuovi importanti traguardi abbiamo allocato oltre 6 miliardi di euro dell’utile pre-tasse del 2020 all’ulteriore rafforzamento della sostenibilità dei nostri risultati destinando: 2,2 miliardi ad accantonamenti per futuri impatti della pandemia, 2,1 miliardi per accantonamenti addizionali su crediti deteriorati e in bonis di Ubi Banca e 2 miliardi ai costi di integrazione. Affrontiamo le prossime sfide forti del nostro modello di Wealth Management and Protecion Company grazie agli oltre 1.200 miliardi che gli italiani ci affidano. Abbiamo capacità distintive nella gestione proattiva del credito, cui si accompagnano partnership strategiche con operatori industriali leader del settore. La nostra offerta digitale ha raggiunto i ragguardevoli numeri di oltre 12 milioni di clienti multicanale e oltre 7 milioni di clienti che utilizzano le nostre App”. “Grazie a questi tratti che ci contraddistinguono, la remunerazione dei nostri azionisti resta una priorità: nel mese di maggio intendiamo distribuire 700 milioni come dividendi in contanti, il quantitativo massimo stabilito dal Supervisore; una volta superate le restrizioni delle Bce chiederemo l’autorizzazione a distribuire in contanti – dalle riserve – la parte restante del payout ratio previsto, pari complessivamente al 75% di 3,5 miliardi di utile netto normalizzato 2020. Confermiamo l’impegno a erogare dividendi per un pay out ratio del 70% rispetto all’utile netto 2021, parzialmente attraverso un interim dividend nel corso di quest’anno, soggetto all’approvazione della modifica statutaria da parte della Bce e dell’assemblea straordinaria”.