Fondi comuni, raccolta in rallentamento

A dicembre la raccolta netta dei fondi comuni collocati a investitori italiani (in base alle stime di Prometeia) si è approssimata a 4.2 miliardi di euro, massimo da aprile. Un risultato che conferma le tendenze del mercato dopo l’annuncio delle ingenti misure fiscali e monetarie per contrastare la pandemia. La domanda si è indirizzata verso le componenti a medio/lungo termine: fondi azionari (3.7 miliardi di euro), anche più positivi di quanto non fosse possibile anticipare in base al rialzo delle quotazioni e prodotti obbligazionari (1.5 miliardi di euro), che hanno verosimilmente beneficiato anche della ricomposizione dai fondi monetari (-1 miliardo di euro), la cui raccolta è stata negativa dati i rendimenti esigui agli attuali tassi di interesse. Mentre i prodotti bilanciati sono stati positivi, confermando una tendenza di progressivo miglioramento in corso d’anno, già dal 2019 soffre il mondo dei prodotti flessibili, penalizzati dal canale bancario che aveva una forte concentrazione di offerta su questa asset class.
Nell’anno in cui, a livello mondiale, si è affrontata la peggiore crisi dal dopoguerra – scrive Prometeia - il 2020 chiude pertanto con una raccolta superiore a quella del biennio precedente (oltre 16 miliardi di euro in base ai dati provvisori) e una ripresa in corso d’anno che non si era mai verificata nelle precedenti crisi di questo secolo. Questo sicuramente grazie alla liquidità presente sul mercato ma anche per il ruolo dei fondi comuni nel contribuire al diffondersi di nuove strategie di investimento”. In particolare, l’investimento in prodotti Esg (sia fondi comuni che Etf), favoriti anche dall’aumento del trading, che ha contribuito al buon andamento dei fondi azionari in grado di raggiungere un’elevata specializzazione in un periodo caratterizzato da andamenti diversi per settore e area geografica.
Quanto al primo trimestre di quest'anno, Prometeia prevede un rallentamento della raccolta netta che potrebbe approssimarsi a cinque miliardi di euro, con flussi positivi sui fondi azionari, obbligazionari e bilanciati, ma ancora negativi sui flessibili. Sarebbe nullo il contributo dei fondi monetari, la cui raccolta tuttavia è più variabile nel tempo poiché risponde anche a esigenze di gestione della liquidità di controparti istituzionali.
In particolare, per gennaio, i modelli anticipano flussi dimezzati rispetto a dicembre, a causa del contributo negativo del ciclo economico, con il prorogarsi delle restrizioni che hanno caratterizzato il periodo natalizio nei vari Paesi europei e per la performance negativa sui mercati finanziari. Tuttavia, il momentum positivo che ha caratterizzato gran parte dell'ultimo semestre 2020 consentirebbe la tenuta delle componenti che hanno meglio reagito alla crisi Covid-19, la cui raccolta è prevista in positivo grazie al supporto dell'effetto trascinamento.