Quest'anno, l'italiano medio recupererà solo 1.400 dei 2.600 euro persi nel 2020

Nel 2020 la crisi avrebbe bruciato ricchezza nazionale per 156 miliardi. Lo stima la Cgia, l'associazione degli artigiani e delle piccole imprese di Mestre, secondo la quale quest’anno, invece, dovremmo risalire la china e recuperarne 83, portando così a 73 miliardi il saldo negativo di questo biennio. Segnala il coordinatore dell’Ufficio studi della Cgia, Paolo Zabeo: “A livello pro capite stimiamo che l’anno scorso ogni italiano abbia perso mediamente reddito per 2.600 euro, mentre quest’anno ne riguadagnerà poco meno di 1.400. Quest’anno, quindi, assisteremo a un rimbalzo della nostra economia che ci farà recuperare solo una parte della contrazione registrata nel 2020. Di conseguenza, è verosimile sostenere che torneremo a una situazione pre Covid non prima del 2024. Sarà perciò decisivo spendere tutti e bene i 209 miliardi di aiuti che ci arriveranno dall’Unione Europea. Altrimenti, rischiamo che il nostro Paese finisca su un binario morto e la crisi economica si trasformi in una crisi sociale senza precedenti”.
E in merito alla normativa europea in materia di credito entrata in vigore ieri, la Cgia sottolinea che il vero problema non riguarderà tanto la nuova definizione di default, ma l’atteggiamento molto misurato che gli istituti di credito saranno obbligati a tenere a seguito delle disposizioni introdotte da questa misura sulla “gestione” dei crediti deteriorati. “La nuova definizione di default – dichiara il segretario Cgia, Renato Mason - costringerà le banche a tenere un comportamento molto prudente nei confronti delle famiglie e delle imprese. Con l’abbassamento della soglia di sconfinamento, infatti, registreremo una impennata dei crediti deteriorati. Per evitare di avere una mole eccessiva di Npl, Bruxelles ha imposto alle banche la svalutazione dei crediti a rischio non garantiti in tre anni e in 7-9 anni per quelli con garanzia reali. E’ evidente che l’applicazione di queste misure indurrà moltissimi istituti di credito ad adottare un atteggiamento di grande cautela nell’erogare i prestiti, per evitare di dover sostenere delle perdite di bilancio importanti, nel giro di pochi anni. Alla luce di tutto ciò, appare evidente che, a partire da quest’anno, per tantissime Pmi sarà molto difficile accedere al credito bancario”.
Inoltre, secondo le stime elaborate nel novembre scorso dalla Commissione Europea, tra gli indicatori economici italiani destano molta preoccupazione i consumi delle famiglie. Questi, che costituiscono la componente più importante del Pil nazionale (circa il 60%), nel 2020 dovrebbero avere subito una contrazione importante. In termini assoluti le famiglie avrebbero “risparmiato” circa 110 miliardi di euro. In buona sostanza, ogni famiglia italiana avrebbe ridotto di circa 4.400 euro la spesa annua per gli acquisti. E nel 2021 la ripresa sarà “solo” del 3,8%.
Ancor più preoccupante è il trend riferito agli investimenti. Nel 2020 sarebbero crollati del 13,6%, mentre per l’anno in corso è previsto un aumento del 7,2%. Anche le esportazioni hanno subito un tracollo. Per il 2020 si stima una caduta del 16,7%, che solo in parte verrà recuperata quest’anno. Le previsioni di Bruxelles, infatti, indicano per il 2021 una crescita del 10,3% delle nostre vendite all’estero.
In linea generale, concludono dalla Cgia, la gravità della situazione emerge in maniera ancor più evidente se paragoniamo l’attuale situazione economica con quanto accaduto nel 2009, annus horribilis dell’economia italiana degli ultimi 75 anni. Allora, il Pil scese del 5,5% e il tasso di disoccupazione, nel giro di due anni, passò dal 6 al 12%. Con un crollo quasi doppio rispetto a quello registrato 12 anni fa, è evidente che una caduta verticale del genere avrà degli effetti molto negativi sul mercato del lavoro. Infatti, quando verrà meno il blocco dei licenziamenti, previsto per il prossimo 31 marzo, corriamo il rischio di vedere aumentare a dismisura il numero delle persone senza una occupazione. Un problema che colpirà soprattutto i giovani e le donne.