Notizie di economia europea in breve

AEROPORTI TORNATI INDIETRO DI 21 ANNI
L'Ectaa, l'associazione europea degli agenti di viaggio e tour operator, ha descritto il 2020 come l'anno più catastrofico della storia dei viaggi. Con un crollo del fatturato mediamente dell'80%, il valore delle attività risulterà di appena 40 miliardi di euro, rispetto ai 175 miliardi di euro del 2019. La crisi di liquidità dei fornitori di servizi (compagnie aeree, hotel, eventi...) è stata trasmessa ai tour operator e alle agenzie di viaggio, che a loro volta non hanno potuto rimborsare i loro clienti e hanno emesso voucher (si stima che a dicembre 2020 le compagnie aeree dovessero ancora rimborsare circa sette miliardi di euro alla distribuzione indiretta).
Il settore aereo è tornato indietro di 21 anni e i numeri sono quelli che si registravano nel 1999, secondo i dati dell’aviazione civile Cirium, che ogni anno rilascia i dati relativi al trasporto aereo mondiale. I dati parlano di un calo dei voli, anno su anno, pari al 49%, che sale al 67 % se si prendono invece in esame i passeggeri trasportati. In termini assoluti questo significa che a fronte degli oltre 33 milioni di voli effettuati nel 2019, nel 2020 ci si è fermati sotto i 17. A subire il tracollo più sensibile sono stati i voli internazionali, solo tre milioni nell'anno appena passato, il 68% in meno rispetto al 2019, mentre il traffico domestico è sceso del 40%.
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FAMIGLIE UE, SPESI 956 MILIARDI PER CIBO E BEVANDE
Nella Ue, le famiglie hanno speso nel 2019 oltre 956 miliardi di euro (pari al 6,8% del Pil europeo) in alimenti e bevande analcoliche, che, perciò, rappresentano il 13 % della spesa per consumi e si colloca come la terza maggiore categoria di spesa delle famiglie dopo quella relativa ad alloggio, acqua, elettricità, gas e altri combustibili (23,5%) e quella dei trasporti (13,1%) . In particolare, cibo e bevande analcoliche hanno comportato circa un quarto (26%) delle spese delle famiglie rumene per consumi. E' l'incidenza più alta, seguita dal 20,2% delle famiglie in Lituania e il 19,3% in Estonia (19,3%). Al contrario, la quota di spesa per alimenti e bevande analcoliche era inferiore al 10% in tre Stati membri: Irlanda (8,6%), Lussemburgo (8,9%) e Austria (9,7%). In Italia la media è stata del 14%.
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ITALIA E GRECIA LE MENO “ALCOLICHE”
Sempre nel 2019, i cui dati sono gli ultimi disponibili, le famiglie europee hanno speso 117 miliardi di euro (pari allo 0,8% del Pil della Ue) in bevande alcoliche. Somma che rappresenta l'1,6% della loro spesa totale per consumi . Va notato, però, che questo importo non include le bevande alcoliche pagate nei ristoranti e negli hotel. Eurostat riporta anche che tra gli Stati membri, le quote più alte di spesa per le bevande alcoliche è stata registrata in tre Stati baltici: Lettonia (4,8%), Estonia (4,7%) e Lituania (3,7%); al contrario, la quota minima in Italia e in Grecia (0,9%).
Tra il 2009 e il 2019, la quota della spesa totale delle famiglie per l'alcol è diminuita in 13 Stati membri Ue, mentre è aumentata in sette Stati con i maggiori incrementi in Romania (dal 2,1% della 2009 al 2,6% nel 2019) e in Portogallo (dall'1,1% del 2009 all'1,4% nel 2019). In sei Paesi - Danimarca, Germania, Francia, Italia, Paesi Bassi e Slovenia - questa quota è rimasta stabile.
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ENERGIA: DOVE TRIONFANO LE FONTI RINNOVABILI
Le fonti energetiche rinnovabili hanno rappresentato, nel 2019, il 34% del consumo lordo di elettricità nella Ue, in lieve aumento rispetto al 32% del 2018. L'energia eolica e idroelettrica rappresentano oltre i due terzi dell'elettricità totale generata da fonti rinnovabili (35% ciascuna). La restante elettricità generata proveniva da energia solare (13%), biocarburanti solidi (8%) e altre fonti rinnovabili (9%). L'energia solare è la fonte in più rapida crescita: nel 2008 rappresentava l'1%. Tra gli Stati membri Ue, più del 70% dell'elettricità consumata nel 2019 è stata generata da fonti rinnovabili in Austria (75%) e Svezia (71%). Il consumo di elettricità da fonti rinnovabili è stato elevato anche in Danimarca (65%), Portogallo (54%) e Lettonia (53%). All'altra estremità della scala, la quota di elettricità da fonti rinnovabili era del 10% o meno a Malta (8%), Cipro, Lussemburgo e Ungheria (tutti 10%). La media italiana (36%) è un po' superiore a quella Ue.
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IN DIMINUZIONE IL COSTO DELLE COMUNICAZIONI
La spesa delle famiglie europee per le comunicazioni, come servizi postali, apparecchiature, servizi telefonici e telefax, nel 2019 è stata 175 miliardi di euro (pari all'1,3% del Pil Ue e pari al 2,4% della spesa totale per consumi delle famiglie). A spendere di più per le comunicazioni sono
le famiglie bulgare e di meno quelle del Lussemburgo. In Bulgaria la quota di spesa per le comunicazioni è risultata del 4,7%. Seguono Croazia (4%), Grecia (3,9%) e Romania (3,4%).
All'altro estremo della scala, le famiglie lussemburghesi con l'1,3%, seguite dalle famiglie di Danimarca e Austria (entrambe 1,9%). In Italia l'incidenza è stata del 2,2%.
Tra il 2009 e il 2019, la quota della spesa totale delle famiglie per le comunicazioni è diminuita nella stragrande maggioranza degli Stati membri dell'Europa unita. La diminuzione maggiore è stata registrata in Estonia (dal 4% della spesa totale delle famiglie nel 2009 al 2,3% nel 2019). L'Estonia è stata seguita da Paesi Bassi (-1,1 pp), Francia (-1,0 pp), Irlanda e Polonia (entrambi -0,9 pp). Al contrario, la spesa è aumentata in Romania (dal 2,3% nel 2009 al 3,4% nel 2019), Croazia (+0,3 punti percentuali) e Svezia (+0,2 punti percentuali