Istat: sempre più italiani lasciano il Paese negli ultimi dieci anni sono stati 900mila

Nel 2019, prima dell'esplosione del Coronavirus e dei conseguenti confinamenti, gli italiani che hanno lasciato il Paese per andare a vivere all'estero sono stati 122mila, il 4,5% in più rispetto all'anno precedente. Lo ha censito l'Istat, precisando che quasi tre cittadini italiani su quattro trasferitisi all’estero nel 2019 hanno 25 anni o più (circa 87mila) e uno su tre (28mila) è in possesso di almeno la laurea. Così sono diventati 899mila gli italiani che si sono trasferiti fuori dai confini nazionali negli ultimi dieci anni e il 23% di questi, cioè 208mila hanno una laurea.
L'Istat aggiunge che nel 2019 le cancellazioni anagrafiche per l’estero (emigrazioni) sono state, complessivamente poco meno di 180mila (+14,4% sul 2018); mentre le iscrizioni anagrafiche dall’estero (immigrazioni) sono rimaste stabili: circa 333mila, +0,1% rispetto al 2018. Però, sono diminuite quelle dei cittadini stranieri (265mila, -7,3%) mentre è stato registrato un forte aumento dei rimpatri degli italiani (68mila, +46%).
I dati provvisori sull’andamento dei flussi migratori nei primi otto mesi del 2020 mettono in evidenza una forte flessione delle migrazioni (complessivamente -17,4%). Le misure di contenimento della diffusione dell’epidemia messe in atto dal Governo a marzo 2020 hanno ridotto al minimo la mobilità interna (flussi inter-comunali, tra province e tra regioni) con pesanti ripercussioni anche sui trasferimenti di residenza da o per l’estero.
Il confronto tra l’andamento dei flussi osservati nei primi otto mesi del 2020 e la media dei flussi rilevati nello stesso periodo del 2015-2019 mette in evidenza una flessione pari al 6% per i movimenti tra comuni, al 12% per le cancellazioni anagrafiche per l’estero e al 42% per i flussi provenienti dall’estero. Tuttavia, a partire da giugno 2020, tutti i flussi migratori sembrano riprendere il loro trend e tornare quasi ai livelli pre-lockdown.
Per quanto riguarda i flussi da e per l’estero, emerge che i blocchi alle frontiere hanno ridotto sensibilmente il volume in ingresso e in uscita di immigrati ed emigrati. La prima sostanziale differenza si evidenzia nella composizione dei Paesi di origine per gli iscritti dall’estero. Il confronto tra il numero di ingressi nei primi otto mesi del 2020 e il numero medio degli ingressi nello stesso periodo degli ultimi cinque anni mostra un calo drastico dei flussi provenienti dall’Africa: si riducono a poche centinaia gli immigrati provenienti da Gambia (-85%) e Mali (-84%), sono fortemente in calo i flussi dalla Nigeria (-73%), quasi dimezzati quelli provenienti da Egitto (-47%) e Marocco (-40%). Forti diminuzioni anche per gli ingressi da Cina (-63%), Brasile (-49%) e Romania (-48%). I flussi che decrescono in misura meno significativa sono quelli provenienti dagli altri paesi dell’Unione europea: -12% da Svizzera e Francia, -10% dalla Spagna e -4% dalla Germania.
Analogamente, per i flussi in uscita il confronto tra i primi otto mesi del 2020 e la media del corrispondente periodo 2015-2019 mostra un calo generale delle cancellazioni per l’estero, in particolare verso i tradizionali Paesi di emigrazione. I flussi diretti in Romania si riducono del 34%, quelli diretti in Germania del 23%. Per i Paesi extra europei la variazione negativa più importante si osserva per le emigrazioni verso Marocco (-61%) e Cina (-58%). Unico dato in controtendenza quello relativo alle cancellazioni anagrafiche per trasferimento di residenza verso il Regno Unito ,che fa registrare un aumento dei flussi del 63%. In questo caso, va rilevato che verosimilmente non si tratta di reali spostamenti avvenuti nel 2020 ma piuttosto di “regolarizzazioni”, attraverso l’iscrizione all’Aire, di individui dimoranti da tempo nel territorio britannico.