Inquinamento urbano, a Torino il record

di Nunzio Ingiusto*
Meglio non farsi illusioni. La qualità dell’aria nelle grandi città italiane non migliora. Nell’anno appena concluso, dei lockdown continui, ci siamo illusi di aver guadagnato ambienti meno inquinati. Non è così. Abbiamo picchi tra i più alti in Europa nonostante i tanti piani di abbattimento di smog. Il prezzo che si paga in soldi, vite umane e malattie, purtroppo, è la cartina di tornasole di stanche declamazioni ambientaliste della politica.
Torino nel 2020 ha conquistato il primato per l’inquinamento urbano: 35 capoluoghi di provincia terribili hanno sostanziato la speciale classifica Mal’aria di Legambiente. Di più. Sono 60 le città che, in un anno, hanno segnato una media di Pm10 superiore a quanto indicato dall’Organizzazione mondiale della sanità. Un Paese messo male, a Nord come al Sud. Nell’anno della diffusione della peggiore epidemia, poi, su cui influisce un’aria non salubre. Venezia, Padova, ma anche Avellino e Frosinone con Milano, Roma, Treviso, Cremona, Napoli, Bari, Catania. Un panorama triste, che mette a nudo, ancora una volta, l’inefficacia di misure di contenimento della circolazione stradale e dei consumi energetici.
Prima di ricordarci che l’Europa continua a tenere il dito puntato contro l’Italia con sanzioni milionarie anti ambientali, Legambiente descrive la “mancanza di ambizione dei Piani nazionali e regionali e degli Accordi di programma che negli ultimi anni si sono succeduti”. Atti che nella realtà dei fatti, sono stati puntualmente elusi e aggirati localmente.
Eppure il 2020 sarà ricordato come l’anno della riduzione del traffico, dei mesi chiusi in casa e del lavoro da remoto. Se Giorgio Zampetti, direttore di Legambiente dinanzi a dati così negativi ripete che sull’inquinamento atmosferico non si deve abbassare la guardia, é pur vero che il governo e i sindaci devono fare in fretta un esame di coscienza. Aggiornare strumenti e strategie, affidarsi a persone capaci.
Il 2021 è appena iniziato e soprattutto sulle questioni ambientali il Recovery plan è da rivedere. Bastano, ad esempio, 18 miliardi di euro per abbattere le emissioni nocive provenienti dalle strutture pubbliche? È noto che sono tra le principali cause di inquinamento urbano per il semplice motivo che usano combustibili neri. Qualcuno dovrà provvedere e forse il ministro Costa (se resta al suo posto) avrà da rimettersi al lavoro. Poi la mobilità. Parigi e Berlino hanno raddoppiato le piste ciclabili. Non è chiaro perché l’Italia non abbia ancora un vero Piano Nazionale di piste ciclabili con soldi veri stanziati. In tempi normali, un cittadino italiano perde 23 giorni nel traffico urbano ogni anno. Salute e spesa a rischio. Poi si vede come va a finire.
* Per gentile concessione di Firstonline