Dopo la pandemia 220 pmi del Nord Ovest potrebbero collocarsi in Piazza Affari

In Italia, il numero di piccole e medie imprese (pmi) quotate in Borsa risulta modesto sia rispetto al totale delle imprese, sia rispetto al numero delle pmi quotate delle altre principali economie. Lo scrive la Banca d'Italia, precisando che “peraltro, negli anni recenti, è cresciuto il numero delle nuove ammissioni, anche grazie all’adozione di misure legislative e di mercato che hanno ridotto gli oneri della quotazione, in particolare per le imprese di minori dimensioni”. Tra il 2009 e il 2019, infatti, sui mercati di Borsa Italiana si sono quotate 237 nuove imprese, di cui oltre i tre quarti (182) sul listino Aim Italia, un segmento di mercato dedicato a imprese di più piccole dimensioni e ad alto potenziale di crescita.
La propensione alla quotazione, comunque, potrebbe essere scoraggiata dagli effetti economici della diffusione del Covid-19, potenzialmente più marcati per le pmi. Ovviamente l’effetto sull’insieme delle imprese quotabili potrebbe modificarsi a seconda dell’evoluzione della pandemia e delle misure di sostegno all’economia. Nella prima parte del 2020, la crisi economica causata dalla diffusione del Covid-19 ha provocato di fatto la sospensione delle nuove quotazioni. La ripresa dell’ingresso in borsa delle pmi potrà verificarsi solo quando la crisi si sarà esaurita e si sarà ristabilito un clima generale di fiducia nell’economia.
Lo studio della Banca d'Italia ha individuato in Italia quasi 2.800 pmi con caratteristiche economico-finanziarie ampiamente idonee alla quotazione sul mercato Aim prima della diffusione del Covid-19. E ha calcolato che la pandemia determinerebbe una riduzione del 20% delle imprese idonee in uno scenario base e del 25% in uno scenario più negativo. Il numero complessivo di queste imprese rimarrebbe, comunque, molto elevato. Fra l'altro, l’ipotetica quotazione di tutte le imprese così individuate aumenterebbe la capitalizzazione del mercato italiano di 71 miliardi di euro nello scenario base e di 68 miliardi nello scenario negativo, con un incremento di circa 4 punti percentuali in rapporto al Pil (dal 36% alla fine del 2019).
In particolare, è stato rilevato che il numero delle pmi quotabili post pandemia varierebbe tra 155 e 168 in Piemonte (erano 211 prima del Covid-19), tra le 54 e le 56 in Liguria (erano 70) e sarebbero sei in Valle d'Aosta, a fronte delle otto pre-pandemia. Nell'intero Nord Ovest, quindi, sono circa 220 le pmi che potrebbero collocarsi in Borsa. 
D'altra parte, tra giugno e novembre del 2020, quando la circolazione del virus è rallentata e i mercati si sono stabilizzati, si sono osservati quindici casi di Ipo in Borsa, di cui tredici sull’Aim. Tra le società neo-quotate prevale il settore tecnologico, cioè uno di quelli a maggiore potenziale di crescita. Tra queste la torinese Osai Automation System.
Nello studio della Banca d'Italia si ricorda che il primo beneficio della quotazione è il riequilibrio della struttura finanziaria: la raccolta dei capitali sul mercato borsistico, in alternativa al credito bancario, riduce i vincoli di finanziamento, soprattutto per le imprese con elevata crescita ed elevato indebitamento. Inoltre, la quotazione produce un maggior grado di visibilità presso i finanziatori, indotto dagli obblighi di trasparenza; ciò riduce le asimmetrie informative nei confronti dei datori di fondi e il potere contrattuale del sistema bancario, provocando una riduzione del costo del credito. L’accesso al mercato dei capitali comporta anche una maggiore disciplina per gli amministratori, in relazione allo scrutinio delle decisioni aziendali da parte del mercato. Gli azionisti dell’impresa quotata possono meglio orientare l’operato degli amministratori definendo sistemi di compensazione efficienti, legati in particolare alla capitalizzazione di mercato o mediante stock option. Ulteriori benefici della quotazione sono associati alle maggiori possibilità delle aziende di impegnarsi in attività di fusione e acquisizione.