Al "gioco" il fisco ha già perso 4,9 miliardi

Solo nel settore dei giochi, la pandemia è costata allo Stato italiano 4,9 miliardi di euro nei primi undici mesi 2020. A tanto ammonta il gettito fiscale andato a causa del Covid. Dall'inizio di gennaio alla fine di novembre dell'anno appena passato, infatti, l'erario ha registrato entrate dai giochi per 8,7 miliardi, il 36% in meno rispetto ai 13,6 miliardi del corrispondente periodo 2029. Conseguenza dell’emergenza sanitaria, che ha imposto di chiudere per cinque mesi e mezzo tutte le attività di gioco: sale giochi.
Secondo le stime elaborate dai concessionari, l’anno scorso il comparto ha perso più di un quarto degli incassi, con la raccolta che si è fermata a quota 80-82 miliardi di euro, dai 110 del 2019. Il crollo, com’è ovvio, ha generato un contraccolpo sulle casse pubbliche, che per il 2020 dovrebbero incassare dai giochi non più di 6,5-7 miliardi, circa il 40% in meno rispetto al gettito fiscale del 2019, che era stato di 11,5 miliardi.
Fatto ancora più grave, buona parte dei soldi persi dal settore del gioco legalizzato va ad arricchire “le organizzazioni criminali, poiché con il settore fermo prolifera il gioco illegale” ha sottolineato Geronimo Cardia, presidente dell’Associazione fra i concessionari dei giochi pubblici (Acadi), che ha chiesto al Governo “un’immediata riapertura delle attività, a partire da protocolli sanitari già esistenti che garantiscono una tutela assoluta per i lavoratori e per gli utenti”.