SOLO 48 ORE

 IL MASOCHISMO DI TORINO
Pardon. Però, che palle tutti 'sti articoli sul declino di Torino, i suoi mali, il continuo confronto con Milano e i “furti” subiti, i ricordi dei primati di una volta, la miriade di interviste su ricette e proposte per il rilancio o, addirittura, per il rinascimento. E' comprensibile che centri studi e ricercatori sfornino frequentemente dati e analisi, certamente utili. Ma diventa fastidiosa la ripetitività del tema, dei commenti e degli interventi, certamente frutto anche della propensione di tanti giornalisti alla ripetitività, alla comoda cavalcata di argomenti e personaggi facili, a scansare fatiche non ripagabili e novità che possono rivelarsi problematiche se non peggio. Si gradirebbero più notizie e meno nostalgie masochistiche. Torino ha le sue fasi, come altre metropoli, come le nazioni, come imprese, come l'economia, come le squadre, come le persone: ci sono periodi in cui si va su e periodi in cui si scende, alcuni in cui si cresce e altri in cui si arretra, a prescindere che si sia campioni o meno. Le differenze magari sono nei tempi: più lunghi per città e Paesi, più brevi per un club di calcio piuttosto che per un leader. Facciamocene una ragione. I cambiamenti vanno contestualizzati. Torino non sta morendo. Non è più quella del passato, ma vive. Diversa da ieri, come domani sarà diversa da oggi.
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GRAZIE A GUIDO GIUBERGIA E OSCAR FARINETTI
Bravi. Dieci +. E grazie. A chi? A Guido Giubergia e a Oscar Farinetti. Al primo perché il suo gruppo (Ersel) ha rilevato l'ospedale Koelliker di Torino; al secondo per la creazione di Green Pea, altra straordinaria innovazione dell'imprenditore cuneese che ha inventato Eataly e ne ha fatto un successo mondiale. Giubergia e Farinetti hanno fatto due operazioni grandi e simboliche, non soltanto economiche. Ersel entra nel settore della sanità partendo da Torino, dove è nata e cresciuta, dimostrando concretamente che ha fiducia nella città e nelle sue ulteriori potenzialità. Come ci crede fortemente Oscar Farinetti, che, più torinese dei torinesi, ha fatto nascere nel capoluogo subalpino prima Eataly e ora, sempre nell'area del Lingotto, Green Pea, un complesso di 72 attività diversificate che ha comportato un investimento di 100 milioni, fatto in uno dei periodi più difficili. Due esempi di vera imprenditorialità, due fatti positivi ed emblematici.
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DELEGIFICAZIONE E SBUROCRAZIA … ILLUSIONI
Troppe leggi e troppa burocrazia. Due facce della stessa medaglia, due grandi problemi, due ostacoli enormi e costosi per l'economia e per il benessere della comunità. Tutti lo dicono, nessuno rimedia. In Piemonte, molti hanno sperato in un'inversione di rotta quando il presidente della Regione, Alberto Cirio, prima ha istituito l'assessorato alla Delegificazione e alla semplificazione dei percorsi amministrativi e poi l'ha confermato, nell'aprile scorso, affidandolo a Maurizio Marrone, giovane brillante, preparato e capace. Ma risultati non se ne vedono. E' vero che ci sono tante altre priorità; però, qualche passo avanti si potrebbe fare comunque. Se non altro per dare un segnale, per far vedere che c'è la volontà di intervenire. Con la consapevolezza che la burocrazia, frutto anche dell'eccesso di norme e disposizioni, è uno dei mali peggiori del nostro Paese, Piemonte compreso, come lo sono l' incertezza del diritto e la mala Giustizia.
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E IL TAGLIO DEI PARLAMENTARI?
A proposito di promesse mancate, illusioni e ritardi, quando si vedrà il taglio dei parlamentari approvato a stragrande maggioranza degli italiani con l'apposito referendum costituzionale? Fra l'altro, il Sì doveva dare il via anche al taglio degli emolumenti degli amministratori pubblici e degli enti inutili. Che fine ha fatto la riforma?
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QUEL TRIO FORMATO DA SIENA, GENOVA E BARI
Qualche giorno fa è tornata alla ribalta la proposta di mettere insieme il Monte dei Paschi di Siena, Banca Carige e la Popolare di Bari, tre istituti che stanno uno peggio dell'altro. L'idea, che deve la sua primogenitura forse a Lando Maria Sileoni, il potente Segretario generale della Fabi, sindacato dei bancari e, comunque, è stata avanzata da diversi esponenti del M5S, sostenitori dell'opportunità dell'intervento pubblico nel sistema bancario nazionale. Sileoni è preoccupato del mantenimento dei posti di lavoro. Comprensibile la sua posizione, non convincente quella dei pentastellati. Tra l'altro, non vengono in mente casi di soggetti forti nati dall'aggregazione di diversi deboli. Le tre banche “disgraziate” sono destinate a far soffrire ancora.