L'Istat rivela come le imprese reagiscono allo shock del fabbisogno di liquidità

Lo shock sul fabbisogno di liquidità generato dalla crisi continua a trovare nel credito bancario lo strumento principale di risposta: tra giugno 2020 e metà novembre, il 35,4% delle imprese ha scelto l’accensione di nuovo debito bancario, anche tramite le misure di sostegno introdotte dai decreti in materia. Lo ha rilevato l'Istat, constatando che sebbene tale strumento resti quello principale, l’incidenza risulta in calo rispetto alla prima fase dell’emergenza, quando era segnalato dal 42,6% delle imprese. A orientarsi verso un nuovo debito continuano a essere soprattutto le micro e piccole imprese (rispettivamente 35,1% e 37%).
In termini settoriali, vi ricorrono con relativa maggior frequenza, le imprese più coinvolte nelle chiusure da decreto, attive nei servizi e specialmente le agenzie di viaggio e i tour operator (52,8%) e i servizi di alloggio e di ristorazione (46,1%); la manifattura presenta un’incidenza del 37,4%, ma nella fabbricazione di articoli in pelle si raggiunge il 49,8%.
Tra le altre forme di credito bancario, ricorre all’utilizzo dei margini disponibili sulle linee di credito il 18,% delle imprese, quota in discesa rispetto all’indagine svolta a maggio 2020 (24,1%), soprattutto quelle di media (22,8%) e grande dimensione (24,1%). Tra le medie imprese il ricorso a questa forma di credito bancario si concentra nelle costruzioni (31,5%), tra le grandi nella manifattura (28,1%).
Il differimento nei rimborsi dei debiti è la scelta compiuta dal 13,4% delle imprese (era il 15,5%), anche mediante la moratoria per le pmi prevista dal DL 18/2020. E’ una scelta più frequente per le medie (24,5%) e piccole imprese (20,6%); queste ultime arrivano al 43,0% nei servizi di alloggio e ristorazione.
Aumenta la platea di imprese in grado di far fronte all’emergenza con le proprie risorse: il 28,9% (era il 23,2% a maggio 2020) dichiara di non aver fatto ricorso ad alcuno strumento per fronteggiare la mancanza di liquidità a partire da giugno 2020; l’incidenza è più alta tra quelle non toccate da una riduzione di fatturato. Inoltre, una impresa su quattro (24,8%) è in grado di gestire il fabbisogno di liquidità ricorrendo all’utilizzo di attività liquide già presenti nel proprio bilancio a partire dal mese di giugno 2020, anche in presenza di una significativa riduzione di fatturato. Tale capacità è più diffusa nelle imprese di media e grande dimensione (34,7% e 37,4%).
Nell’ambito degli strumenti non bancari, si riduce il ricorso alla modifica delle condizioni e al differimento dei termini di pagamento con i fornitori, adottati da circa un quinto delle imprese (19,2% da 25,3% prima di giugno 2020). I settori maggiormente coinvolti sono il commercio (21,6%) e le costruzioni (20,1%). La rinegoziazione dei contratti di locazione, cui ha fatto ricorso il 6,8% delle imprese (era il 9,%), è particolarmente frequente (12,4%) nelle imprese con grave riduzione del fatturato; fanno più ricorso a questo strumento le imprese medie e grandi (10,3% e 14,4%), attive nel commercio (19,2% e 36,4%).
Tra gli strumenti più evoluti per fronteggiare il fabbisogno di liquidità, una minoranza di imprese ha utilizzato una modifica delle passività in termini di equity: in particolare, il 2,9% si è dichiarata disposta ad alterare la compagine sociale attraverso aumenti di capitale da parte della proprietà; tale quota è in aumento rispetto all’indagine precedente quando era pari al 2,5%. L’1,4% indica strumenti di finanziamento più evoluti e alternativi al debito bancario come obbligazioni, crowdfunding, piattaforme di prestito peer to peer; ma l‘incidenza crolla rispetto al primo periodo in cui era una scelta del 5,4% delle imprese.
A partire dal giugno 2020, il 37,7% delle imprese con più di tre addetti ha fatto richiesta di prestiti assistiti da garanzia pubblica quali il Fondo centrale di garanzia per le pmi o le garanzie Sace per le grandi imprese (42,8% a maggio 2020). La frequenza è più elevata per le imprese più piccole (39,2%) rispetto alle grandi (21,9%), le quali hanno utilizzato meno il canale bancario per fronteggiare la mancanza di liquidità. Una maggiore incidenza di richieste si registra nel settori più propensi ad accendere nuovo debito bancario. Si tratta dei settori del commercio, trasporti e magazzinaggio, attività di alloggio e ristorazione, produzione di beni alimentari e di consumo, nei quali rispettivamente il 42,3% e 42,0% delle imprese ha inoltrato domanda di prestito assistito da garanzie. Tra i servizi, il ricorso al prestito assistito da garanzia pubblica è più frequente nelle attività dei servizi di ristorazione (52,0%), trasporto marittimo (49,3%), alloggio (46,1%) e agenzie di viaggio (55,7%).
Tra le imprese che hanno presentato domanda, oltre quattro su cinque (82,%) hanno ricevuto una risposta positiva per l’intero ammontare richiesto, l’8% l’ha vista accogliere per un ammontare inferiore a quello richiesto mentre l’1,6% ha avuto esito negativo. Al momento della rilevazione l’8,4% dei richiedenti era invece in attesa di conoscere l’esito della domanda. A ricevere una risposta positiva (e completa) alla richiesta di prestito assistito da garanzia pubblica è stato l’84,2% delle micro imprese e il 63,8% delle grandi, con il 19,2% di queste ultime in attesa dell’esito a causa del diverso iter per l’accesso alle misure previste.