Indagine Camera di commercio di Torino: da capogiro il numero di imprese a rischio

La Camera di commercio di Torino ha voluto approfondire che cosa potrà avvenire con l’ultima redazione dei bilanci annuali delle società di capitale piemontesi. Lo ha fatto con un’indagine realizzata grazie alla collaborazione del suo Comitato Torino Finanza e il supporto tecnico di InfoCamere. Proprio sui bilanci dell’esercizio 2020 si scaricheranno, infatti, tutti gli effetti della recessione: in particolare, la caduta dei risultati, nella misura in cui eroderà il patrimonio netto, potrebbe richiedere la ricapitalizzazione delle imprese con precedente capitalizzazione sottile o con perdite molto alte.
Per realizzare lo studio sono stati estratti 43.005 bilanci depositati nel 2020 (esercizio 2019) da società di capitale con sede legale in Piemonte e con un patrimonio netto finale positivo, escludendo quindi quelle imprese che già a inizio del 2020 potevano avere seri problemi di continuità e magari erano già coinvolte in percorsi di gestione della crisi. Questo campione aveva un valore della produzione pari a 121 miliardi (90% del Pil regionale), aveva prodotto utili netti per 5,65 miliardi, aveva un patrimonio netto di 73 miliardi e debiti totali per 82 miliardi. Inoltre, pagando costi di lavoro per 20,4 miliardi aveva un’occupazione implicita (stimata) di 500-550 mila unità di lavoro equivalenti a tempo pieno.
Ed ecco i principali risultati: 1) nella simulazione del caso base, il 34% delle 14.593 società con patrimonio netto positivo (a fine 2019), rischia nel 2020 perdite superiori a 1/3 del patrimonio netto per complessivi 5,2 miliardi, con un fabbisogno minimo di nuovo capitale equivalente ad almeno 1,75 miliardi. Le imprese che potrebbero perdere tutto il patrimonio netto, da ricostituire integralmente, sarebbero 8.003. Questa sarebbe la quota più grave e fragile. Le loro perdite sommerebbero a 2,9 miliardi e il fabbisogno minimo di capitale sarebbe di 1,6 miliardi nel 2021.
Nel secondo caso, qualora i cespiti fossero (per ipotesi di simulazione del caso con mitigazione) rivalutati del 15% e gli ammortamenti ridotti del 50%, considerando anche i grant (bonus o ristori) sinteticamente assegnati in via di simulazioni, la situazione migliorerebbe, senza tuttavia risolvere il problema. Residuerebbero, infatti, 11.427 società (27% del totale) nella categoria di quelle che perderebbero oltre 1/3 del patrimonio netto al 31.12.2019. Tali società perderebbero 3,5 miliardi e richiederebbero 1,16 miliardi per essere ricapitalizzate. Questo sembra essere il fabbisogno minimo di capitale per una normalizzazione della continuità finanziaria delle imprese nel 2021. Sarebbero in gravi condizioni, perdendo il 100% e oltre del netto del 2019, le 6.249 società (pari al 15% del campione), con perdite totali di 2 miliardi, nonostante gli interventi mitigatori. Facendo salire al 75% la riduzione dell’ammortamento e al 30% il valore della rivalutazione dei cespiti, in ogni caso, il fabbisogno di nuovo capitale resterebbe intorno a un miliardo e le imprese colpite resterebbero nell’ordine del 23% del totale (9.937).
Per questa ragione, appare importante facilitare nuovi essenziali rapporti di capitale, che dovrebbero interessare fino a un quarto delle imprese del Piemonte, particolarmente nell’ottica di evitare crisi aziendali, che, anche per le conseguenze sull’occupazione, renderebbero più complessa e lenta la ripresa nel 2021.
Dario Gallina, presidente della Camera di commercio di Torino ha detto, fra l'altro: “diciamo anche al Governo che il vuoto di capitale potenzialmente risultante dagli effetti economici della pandemia si può mitigare con la riduzione dell’ammortamento e la rivalutazione dei cespiti dell’impresa in difficoltà e, soprattutto, con fondi mirati sulle società che possono risollevarsi. Aldilà di deboli azioni immediate, seppur utili, occorre sicuramente affrontare il problema della dimensione aziendale con politiche a favore delle aggregazioni e per investimenti di “finanza alternativa” al sistema bancario che in Italia trova da sempre moltissime difficoltà”.
Si tratta di un problema molto serio che il Governo non potrà trascurare – ha aggiunto Vladimiro Rambaldi, presidente del Comitato Torino Finanza – infatti, i numeri già preoccupanti messi in risalto dalla simulazione riguardano la sola regione Piemonte e le sole società di capitali, obbligate a depositare i bilanci. Ma il tessuto imprenditoriale piemontese è composto solo al 21,2% di imprese di capitale: ne consegue che il restante 78,8%, società di persone senza obbligo di deposito del bilancio, non viene conteggiato in questa indagine. La stima del totale generale delle imprese a rischio è da capogiro. Occorre agire subito e con decisione, mettendo in campo nuove misure atte a facilitare la ricostituzione del capitale e la coperture delle perdite al di là di quelle già approvate”.