In Piemonte produzione e ordini in calo Gay: ai livelli di pre crisi solo nel 2023

Il Pil piemontese 2020 risulterà minore di oltre il 10% a quello 2019, tasso leggermente superiore a quella stimato a livello nazionale, per la forte flessione degli investimenti e dei consumi delle famiglie; per la crisi l’export, conseguente alla recessione globale provocata dalla pandemia. Non solo: la prevista ripresa 2021, pur robusta, sarà comunque insufficiente a ritornare sui livelli pre-crisi, per i quali ci vorranno ancora almeno due anni.
E' questa la premessa dell’indagine congiunturale trimestrale, realizzata a dicembre da Confindustria Piemonte e dall’Unione Industriale di Torino. Indagine che conferma il clima di grande incertezza e cautela in cui operano le imprese locali, il cui campione si attende, per i prossimi mesi, condizioni di mercato ancora problematiche e incerte: produzione e ordini restano in calo, mentre qualche miglioramento è riferibile alla Cig (in lieve calo) e agli investimenti (in aumento di 4 punti percentuali).
Nel comparto manifatturiero, il 15,7% delle imprese prevede un aumento della produzione, contro il 26,2% che si attende una diminuzione. La grande maggioranza (58,1%) non si aspetta variazioni. Sostanzialmente analoghe le previsioni sugli ordinativi. Si attenua la caduta dell’export. Il saldo ottimisti-pessimisti è negativo (-8,3 punti), ma il 64% delle aziende prevede stabilità. Aumenta il tasso di utilizzo degli impianti, che guadagna un punto rispetto a settembre, pur restando al di sotto della media storica. Resta negativo l’andamento della redditività. Migliora sensibilmente la situazione dei pagamenti: la percentuale di imprese che segnalano ritardi diminuisce di oltre 7 punti, dopo il miglioramento di quasi 20 punti osservato a settembre. Cala ulteriormente (oltre 4 punti) il ricorso alla Cig (35%), che rimane comunque decisamente elevato in prospettiva storica.
Nel comparto dei servizi gli indicatori peggiorano in misura piuttosto sensibile rispetto a settembre. La grande maggioranza delle imprese non prevede variazioni nel livello di attività (59%); il 15,1% si attende un aumento, il 25,7% una riduzione. Il saldo ottimisti-pessimisti peggiora di 8 punti rispetto a settembre. Indicazioni del tutto analoghe riguardano gli ordinativi. Sostanzialmente stabili tasso di utilizzo delle risorse aziendali (77%) e ricorso alla Cig (26,7%), ancora elevato per gli standard del settore. In calo di qualche punto la quota di imprese che segnala ritardi nei pagamenti (39,7%).
Il peggioramento osservato a livello regionale nasce da andamenti molto diversi tra Torino e resto del Piemonte. A livello torinese, infatti, le attese delle imprese dei servizi peggiorano in modo molto sensibile. Nelle altre province, al contrario, l’indicatore non si discosta molto da livello di equilibrio ed è allineato al valore osservato tre mesi fa.
A livello territoriale, nella manifattura gli indicatori non si muovono in modo uniforme. Ad Alessandria, Cuneo e Verbania il clima di fiducia rimane sfavorevole, con un lieve miglioramento delle prospettive. Analogo trend è riferibile a Biella, dove però il quadro è decisamente più negativo, con un elevato ricorso alla Cig. Ad Asti e Vercelli si riscontra un sensibile peggioramento del clima di fiducia. A Torino, Ivrea e Novara gli indicatori sono sostanzialmente allineati a quelli di settembre, ma in un clima complessivo di impronta diversa: più positivo a Novara, più prudente nelle altre aree.
Ci troviamo - commenta Marco Gay, presidente di Confindustria Piemonte – in una fase di attesa ed incertezza. È quindi chiaro che il recupero a livello economico avverrà in modo non graduale. L'obiettivo realistico è un ritorno ai livelli di attività pre-crisi nel 2023. Fino ad allora manifattura, automotive, infrastrutture e tecnologia vanno difesi e rafforzati, puntando sui progetti strategici di grande impatto che il nostro territorio sta portando avanti e che potranno essere realizzati anche grazie al programma Next Generation Eu, che confidiamo tenga il Piemonte in grande considerazione. Si tratta dello strumento perfetto per avviare la transizione, la ripartenza e la ripresa di questo territorio. Un percorso in cui le imprese faranno la loro parte e avranno un ruolo centrale. Lavoriamo ogni giorno perché queste risorse possano rafforzare e rendere concreta l’attrattività del Piemonte”.