Il Covid contagia anche le imprese "rosa"

Il Coronavirus ha contagiato anche le imprese “rosa” del Piemonte; ma non ha infiacchito lo spirito imprenditoriale delle donne della regione. Lo conferma la constatazione che, al 30 settembre, le imprese femminili sono ancora il 22,5% delle imprese piemontesi, la stessa quota dell'anno scorso. Non solo: l'incidenza piemontese è la più alta di tutto il Nord Ovest, Lombardia compresa (18,9%), oltre che superiore alla media nazionale, che è del 22%.
Comunque, il sistema piemontese dell'imprenditoria rosa piemontese non è rimasto indenne dalla pandemia: alla fine del terzo trimestre, sono risultate 96.121 le aziende femminili attive in regione, 470 meno di nove mesi prima e un migliaio meno rispetto al 31 dicembre 2018. Nello stesso periodo, però, è diminuito anche il numero delle imprese maschili, lasciando così inalterata la quota rosa. Anche nel resto d'Italia, si è ridotto il numero delle imprese femminili, tanto che, al 30 settembre, Infocamere ne ha censite 1.336.645, circa 16.000 meno che nove mesi prima.
E questo dopo anni in cui, in ogni trimestre, le imprese femminili segnavano crescite superiori alle imprese maschili. Tra aprile e settembre, infatti, questa maggiore velocità si è praticamente annullata, soprattutto per effetto di una caduta più marcata della nascita di nuove imprese nel secondo trimestre (-42,3% per le femminili contro il -35,2% delle maschili), che si è protratta anche nei tre mesi successivi (-4,8% contro +0,8% del terzo trimestre).
Made in Italy, turismo e cultura sono i settori che, a livello nazionale, hanno registrano il calo maggiore di iscrizioni di nuove imprese rosa nel semestre aprile-settembre 2020 (rispetto allo stesso semestre 2019): in particolare, il calo è stato del 42,8% nel settore alloggio e ristorazione, del 42,6% nel sistema moda (tessile, abbigliamento e calzature) e del 39,7% nel comparto cultura e intrattenimento. Unico settore in decisa crescita: Media e comunicazione (+34,7%).
Nell'intera Penisola, sono quasi 890mila le imprese femminili che operano nel settore dei servizi, oltre 151mila in quello dell’industria e circa 208mila nel settore primario. Il 96,8% delle imprese rosa, cioè 1,923 milioni, ha meno di 10 addetti, 39mila (il 2,9%) hanno 10-49 addetti, mentre le medio-grandi sono poco più di 3mila, pari allo 0,3% del totale delle femminili. L'11,3% delle imprese femminili (150.000) è guidato da donne di meno di 35 anni di età e oltre 151.000 da donne straniere.
Una indagine condotta da Unioncamere, nel mese di ottobre, su un campione di 2.000 imprese manifatturiere e dei servizi, mostra chiaramente che la risposta alla crisi, da parte delle imprenditrici, è stata in qualche maniera diversa da quella dei colleghi uomini. Se il calo della domanda è l’elemento critico più segnalato in entrambi i casi, infatti, le donne d’impresa mostrano di avere maggiori problemi di liquidità e di approvvigionamento delle forniture. Inoltre, le imprenditrici lamentano maggiori difficoltà legate al calo dell’occupazione, più vincoli nell’accesso al credito e problematiche di carattere tecnologico.
Di fronte alle criticità e ai cali produttivi, le misure di ristoro destinate a fronteggiare la carenza di liquidità e il pagamento dei costi fissi sono richieste soprattutto dalle imprese femminili (28% contro il 20% delle maschile). Più degli uomini, le donne d’impresa chiedono misure di accesso al credito (9% a fronte 7%) e supporto per la digitalizzazione (5% contro 3%).