Alla scoperta dell'economia ittica

Pesce. Fa bene alla salute e anche all'economia italiana. Soltanto quello allevato, che contiene pregiate prerogative organolettiche e nutrizionali, come gli acidi grassi e gli Omega 3, ottimi per il nostro benessere e per rafforzare il sistema immunitario, vanta un giro d’affari di oltre 500 milioni di euro all'anno e occupa 15.000 addetti. L'acquacoltura nazionale produce più di 180.000 tonnellate tra pesci e molluschi, in 800 siti, concentrati per il 60% al Nord, il 15% al centro e il 25% al Sud.
Il pesce più allevato in Italia è la trota: 37.000 tonnellate, per un valore annuo di 120 milioni di euro. Seguono orata e spigola, con 17.000 tonnellate e un valore di 133 milioni. L'Italia produce, inoltre, 130 milioni di avannotti di specie ittiche marine pregiate ed è leader europeo nella produzione di caviale da allevamento, con più di 50 tonnellate annue.
A fornire questi dati sono Confagricoltura e Api (Associazione piscicoltori italiani), aggiungendo che nel nostro Paese circa il 50% dei prodotti dell'acquacoltura e della pesca viene consumato al di fuori dalle mura domestiche e che i nostri acquacoltori sono impegnati a garantire prodotti di altissima qualità, sani e nutrienti, fondamentali anche nelle diete dei più piccoli.
A sua volta, Eurostat, l'Ufficio statistiche dell'Unione europea, ha censito che circa il 70% del pescato dai Paesi della Ue è stato effettuato nell'Atlantico, nella zona nordorientale, dove le specie più catturate sono pesci di piccole dimensioni come l'aringa (21% del peso vivo catturato), lo spratto (15%), il melù (10%) e lo sgombro (8%). Circa un quinto del totale delle catture in peso vivo dell'Ue in questa zona è effettuato dalla flotta peschereccia danese (22%), mentre un ulteriore quarto proviene dalle catture di Francia (14%) e Paesi Bassi (11%).
Circa l'11% delle catture della Ue viene fatto nel Mediterraneo e nel Mar Nero, dove le principali specie catturate sono le sardine (24%) e le acciughe (17%). Due quinti delle catture della Ue in questi due mari si devono a Italia (40%), Grecia (19%), Spagna (17%) e Croazia (15%). Circa il 7%, poi, è relativo all'Oceano centro-orientale, dove le maggiori catture sono rappresentate dal tonnetto striato (20%), il tonno pinna gialla (17%), le sardine (14%) e lo sgombro (13%). Tra gli Stati membri, la Spagna (37%) e la Lituania (21%) hanno rappresentato la maggior parte delle catture, mentre gran parte del resto è stato effettuato dalle flotte di Francia e Lettonia.
Inoltre, quasi il 7% delle catture Ue avviene nell'Oceano Indiano, area occidentale, dove il 96% del pescato dalla flotta peschereccia Ue è il tonno, in particolare il tonnetto striato, pinna gialla e obeso. Più di due terzi delle catture Ue si devono alla Spagna (70%) e alla Francia (27%). Infine, solo il 5% del pescato Ue è stato catturato nelle tre zone marine rimanenti, dove le specie chiave catturate sono il nasello (Atlantico sud-occidentale), lo squalo blu e il tonnetto striato (Atlantico sud-orientale); lo scorfano, il merluzzo e l'ippoglosso nero (Atlantico nord-occidentale).