L'imprenditoria femminile soffre di più

Le donne stanno pagando il conto più salato della crisi innescata dal Covid-19. Frenate nella voglia di mettersi in proprio dalla pandemia, le donne d’impresa mostrano una maggior necessità di supporto economico e finanziario e sono meno fiduciose degli uomini su un rapido rientro alla produttività pre Covid. E’ quanto emerge dalle più recenti analisi realizzate nell’ambito del Rapporto nazionale di Unioncamere Impresa in genere.
Nel terzo trimestre di quest’anno, in Italia, le imprese femminili sono 1,336 milioni, pari al 22% del totale. Quasi 890mila operano nel settore dei servizi, oltre 151mila in quello dell’industria e circa 208mila nel settore primario. Il 96,8% delle imprese rosa, cioè 1,923 milioni, hanno meno di 10 addetti, 39mila (il 2,9%) hanno 10-49 addetti, mentre le medio-grandi sono poco più di 3mila, pari allo 0,3% del totale delle femminili. L'11,3% delle imprese femminili – 150.000 - è guidato da donne di meno di 35 anni di età e oltre 151.000 da donne straniere.
Nelle tre regioni del Nord Ovest, a fine settembre, le imprese femminili sono quasi 135.000, il 10% del totale nazionale. In particolare, sono 96.121 in Piemonte, 35.726 in Liguria e 2.901 in Valle d'Aosta.
Dopo anni in cui, in ogni trimestre, le imprese femminili segnavano crescite superiori alle imprese maschili, tra aprile e settembre questa maggiore velocità si è praticamente annullata soprattutto per effetto di una caduta più marcata della nascita di nuove imprese nel secondo trimestre (-42,3% per le femminili contro il -35,2% delle maschili), che si è protratta anche nei tre mesi successivi (-4,8% contro +0,8% del terzo trimestre). Made in Italy, turismo e cultura sono i settori che registrano il calo maggiore di iscrizioni di nuove imprese “rosa” nel semestre aprile settembre 2020 (rispetto allo stesso semestre 2019): lavorazione dei minerali non metalliferi (ceramica, vetro, ecc. -51,0%), alloggio e ristorazione (-42,8%), sistema moda (-42,6% nel tessile, abbigliamento e calzature), cultura e intrattenimento (-39,7%). Unico settore in decisa crescita: Media e comunicazione (+34,7%).
Una indagine condotta da Unioncamere nel mese di ottobre su un campione di 2.000 imprese manifatturiere e dei servizi mostra chiaramente che anche la risposta alla crisi, da parte delle imprenditrici, è stata in qualche maniera diversa da quella dei colleghi uomini. Se il calo della domanda è l’elemento critico più segnalato in entrambi i casi, le donne d’impresa mostrano di avere maggiori problemi di liquidità (lo dichiarano il 38% delle imprenditrici a fronte del 33% degli imprenditori) e di approvvigionamento delle forniture (30% contro 23%). Le imprenditrici lamentano poi maggiori difficoltà legate al calo dell’occupazione (23% contro 17%), più vincoli nell’accesso al credito (18% contro 15%) e problematiche di carattere tecnologico (16% a fronte del 12%). Il non semplice rapporto con il credito e i problemi di liquidità generati dall’emergenza sanitaria si riflettono sul maggior utilizzo, da parte delle imprenditrici, di tutte le misure di sostegno messe a disposizione in questi mesi. Di fronte alle criticità e ai cali produttivi, le misure di ristoro destinate a fronteggiare la carenza di liquidità e il pagamento dei costi fissi sono richieste soprattutto dalle imprese femminili (28% contro 20%). Più degli uomini, le donne d’impresa chiedono misure di accesso al credito (9% a fronte 7%) e supporto per la digitalizzazione (5% contro 3%).