Colombatto: "Perché siamo in ginocchio"

 “In ginocchio. E' così che sta l'economia italiana”. Ecco l'immediata risposta di Enrico Colombatto, professore ordinario di Politica economica all'Università di Torino, economista liberale e liberista, molto apprezzato anche all'estero, una mente subalpina tra le più brillanti. Colombatto si spiega: “Per l'Italia, c'è una prima questione generale: che, non da oggi, i nostri spiriti imprenditoriali sono morti o si sono affievoliti troppo. E non attiriamo capitali. Così non si investe, si ritarda l'innovazione tecnologica e la produttività ristagna o arretra. Seconda questione: qui, per la dominante ideologia antiliberista e antiliberale, l'imprenditore è malvisto, avversato, additato come un nemico e un ladro. E questa cultura antiproduttiva contro l'impresa sta crescendo, mentre si rilancia lo statalismo. Una situazione della quale sono colpevoli anche certi imprenditori, che preferiscono fare la coda davanti ai ministeri piuttosto che impegnarsi per essere competitivi. Ma così rischiamo di fare la fine del Venezuela”.
Colombatto aggiunge: “poi, ci sono punti specifici della situazione italiana, a partire dalla grandissima disoccupazione nascosta (in particolare nel pubblico impiego, dove tanti occupano un posto inutile). Ora c'è il blocco dei licenziamenti, destinato prima o poi a finire e quando succederà esploderà la bomba della disoccupazione. Inoltre, il Paese continua a fare debiti e va bene fino a quando ce li sottoscrivono. Ma stiamo svendendo i nostri figli e viviamo sotto la spada di Damocle dei tassi di interesse, che sono manipolati. Forse non ce ne rendiamo conto, ma se i nostri titoli di Stato non venissero più comprati salterebbero molte banche e non si potrebbero più pagare le pensioni. L'Italia è schiava dei tassi d'interesse e della Bce. Fra l'altro, molti risparmiatori non possono accontentarsi di interessi a zero o sottozero e neppure cercare titoli che rendano il 3 o 4% ma che sono emessi da Paesi Bingo Bongo o comprare azioni di imprese che rischiano di svalutarsi, perchè ancora adesso in Borsa c'è una bolla”.
Professore, e l'economia Piemontese come sta? “Peggio di quella italiana. Una prova: quanti stranieri vengono a lavorare qui e quanti piemontesi vanno fuori, all'estero o in altre? Il Piemonte non ha più grandi imprese, non offre più opportunità. Qui ci stiamo mangiando il capitale, molti genitori stanno finanziando i figli già adulti. Diamo l'impressione di stare benino; ma è perchè ci stiamo mangiando le riserve e, perciò, il futuro”.
Le prospettive? “Buie. La soluzione non può arrivare dallo Stato; ma dall'individuo, dalla ripresa dello spirito imprenditoriale. L'unica speranza è che l'arrivo del vaccino anti Covid fermi il declino, non si vada ancora più giù”.
Tornando ai risparmiatori, che oggi tengono immobilizzate le loro risorse sui conti correnti, che consiglio darebbe? Colombatto si schermisce: “Non do consigli. Dico che in un'economia che funziona, i depositi vanno a finanziare gli investimenti, con l'intermediazione delle banche. Oggi, invece, i depositi finanziano la spesa pubblica, che per il 96% è destinata ai consumi e non agli investimenti. La funzione del risparmio è distorta”.
Già; ma allora? Che fare? “I titoli di Stato non rendono più nulla, persino il Btp greco da lo 0,2%. E andare sul mercato azionario, con le azioni che sono gonfiate da tassi bassi, vuol dire prendersi rischi. Un'alternativa sarebbero i metalli preziosi, l'oro in particolare e meglio in lingotti. Ma l'oro non da cedole. Adesso, in effetti, il risparmiatore deve avere pazienza e tenersi liquido, nonostante tutto”.
Ultima domanda, o meglio, un suggerimento ai giovani, agli studenti che hanno finito o finiranno le superiori. “ Primo: valutare attentamente se vale la pena andare all'università e, nel caso, scegliere lauree tecniche, veramente professionalizzanti. In Italia mancano tanti specialisti; mentre troppi puntano ancora a lauree che non hanno più mercato e possono andar bene solo per studenti ricchi, che non hanno bisogno di trovare un lavoro. Secondo: essere pronti ad andare fuori Italia, non per l'Erasmus o semplicemente per le lingue; ma per fare esperienze professionali. E' fondamentale, perchè il capitale dell'individuo è la propria professionalità”.