Re Rebaudengo: l'occasione del green deal

 di Agostino Re Rebaudengo*
Mentre in Italia si discute da anni di transizione energetica, in Europa si decide di innalzare gli obiettivi di riduzione delle emissioni di CO2 dall’attuale 40% ad almeno il 55% entro il 2030, dando una chiara indicazione a Governi, investitori e imprese. In parallelo all’aumento delle ambizioni climatiche, l’Europa sta definendo le risorse finanziarie per uscire dalla crisi economica post Covid-19. A breve l’Italia potrà accedere alle risorse del Recovery Fund, un’iniezione di liquidità senza precedenti. Saremo capaci di presentare progetti coerenti con i requisiti richiesti, per rendere l’Italia più moderna, efficiente e sostenibile? La storia di questi ultimi anni ci insegna di no!
Purtroppo la capacità di usufruire dei fondi europei strutturali e di investimento è da sempre un incredibile problema per il nostro Paese. L’Italia ha versato circa 104 miliardi di euro complessivamente nel periodo 2014-2020 per il bilancio Ue con il diritto di utilizzarne 72 miliardi in progetti infrastrutturali. Di questi 72, per carenza di qualità dei progetti, solo l’84% è stato assegnato (61 miliardi) e solo il 40% (cioè 29 miliardi) è stato speso, per incapacità di portare a termine i progetti. Sia per percentuale di fondi assegnati che per quella di fondi spesi, l’Italia è tra gli ultimi Paesi europei. Inoltre, i ritardi di esecuzione delle opere pubbliche in Italia sono più del triplo (con aggravi di costo più che doppi) rispetto alla media europea.
Abbiamo pochi mesi prima dell’arrivo del Recovery Fund. Dobbiamo assolutamente impegnarci affinché anche questi soldi “non facciano la stessa fine”, per eliminare le strozzature ataviche che relegano l’Italia agli ultimi posti in Europa. Dobbiamo presentare progetti credibili e realizzarli nei tempi e nei modi concordati. Per fare ciò occorre davvero lavorare immediatamente per velocizzare i processi decisionali e semplificare la burocrazia.
Almeno il 37% delle risorse del Recovery Fund dovrà essere destinato alla transizione energetica ovvero a iniziative dalle comprovate ricadute positive per ambiente, economia e occupazione. Saremo capaci a identificarle? E ottenere le necessarie autorizzazioni per realizzarle nei tempi previsti? Non mancano i timori al riguardo. Condivido le perplessità espresse da Ermete Realacci circa la mancanza di chiarezza del Governo in merito agli interventi e agli investimenti da finanziare con le risorse dell’Europa. Ha ragione quando afferma che “sul rapporto tra politica e transizione siamo molto indietro e che sugli obiettivi da indicare per beneficiare del Recovery Fund siamo indietrissimo”! Anche le osservazioni di Gianni Silvestrini convalidano queste preoccupazioni, quando afferma che “con le risorse del Next Generation Eu l’Italia è partita con il piede sbagliato. I 577 progetti per 700 miliardi di euro arrivati dai ministeri devono tornare nei loro cassetti, figli come sono di un approccio privo di coerenza e visione strategica”.
Con il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR) che dovremo inviare alla Commissione europea entro aprile 2021, ci aspettiamo dal Governo risposte chiare e concrete per uscire dalla duplice emergenza – economica e climatica – in coerenza con la finalità generale del Recovery Plan, ossia accelerare la decarbonizzazione stimolando gli investimenti privati. Il PNRR dovrà quindi essere molto più di una semplice lista di “desiderata”.
Il Green Deal in Italia potrebbe innescare nei prossimi dieci anni, nel solo settore elettrico, investimenti per 100 miliardi di euro e generare 90 mila posti di lavoro al 2030. Il recente Decreto Semplificazioni, sebbene contenga misure positive, non è sufficiente a permettere la realizzazione di 6,5 GW di nuova capacità di generazione all’anno, necessaria per raggiungere il nuovo target europeo al 2030. All’attuale ritmo lo raggiungeremo nel 2085. Anche i recenti risultati della terza asta del GSE dimostrano che qualcosa non funziona come dovrebbe, con soltanto 433,8 MW assegnati su oltre 1.340 MW offerti.
In apertura dell’assemblea pubblica di Elettricità Futura ho indicato le irrimandabili azioni da compiere per realizzare il Green Deal in Italia. C’è un enorme divario tra l’opportunità offerta dal Recovery Fund e la capacità finora dimostrata dall’Italia di utilizzare le risorse europee. Dobbiamo colmarlo! Servono una forte volontà politica, norme semplici e coerenti e una condivisione degli obiettivi con i funzionari delegati al permitting. Il Green Deal è adesso, realizziamolo tutti insieme!
* Presidente di Elettricità Futura (dal blog www.rerebaudengo.it)