I numeri del bio che piace sempre di più

 Agli italiani piacciono sempre di più gli alimenti bio. Lo conferma anche l'aumento del 4,4% dei relativi consumi nell'anno terminato il 30 giugno scorso. La crescente preferenza verso i prodotti più naturali è una tendenza che, a livello nazionale, va avanti da oltre dieci anni. Favorita anche dalla grande distribuzione organizzata (Gdo), che ha impresso un'accelerata al mercato biologico, tanto che, durante il lockdown, le vendite dei cibi più sani nei supermercati sono cresciute dell'11%. In particolare, nel fresco, gli ortaggi bio hanno fatto registrare un aumento del 7,2% e in alcune categorie specifiche, come le uova, l vendite sono salite del 9,7%.
Sul piano produttivo, nel 2019, l’Italia è il primo Paese europeo per numero di aziende agricole impegnate nel biologico, con quasi 81mila operatori coinvolti (+2% rispetto all'anno precedente) e le superfici coltivate a biologico sono arrivate a sfiorare i due milioni di ettari (+2%), nuovo record. Così, l’incidenza della superficie biologica nel nostro Paese ha raggiunto il 15,8% della superficie agricola utilizzata (Sau), dato che posiziona l’Italia di gran lunga al di sopra della media Ue, che nel 2018 si attestava all’8%, ma anche a quella dei principali Paesi produttori come Spagna (10,1%), Germania (9,07%) e Francia (8,06%).
L'Italia, però, è anche uno dei maggiori importatori di alimenti biologici da Paesi extracomunitari: l'anno scorso, gli acquisti da produttori extra-Ue hanno avuto un incremento complessivo del 13,1% delle quantità totali rispetto all’anno precedente, ammontando a 210 milioni di chili, provenienti per quasi un terzo dall'Asia. I tassi di crescita delle importazioni bio piu’ rilevanti si sono avuti per la categoria di colture industriali (+35,2%), di cereali (16,9%) e per la categoria che raggruppa caffè, cacao, zuccheri, tè e spezie (+22,8%).
Rifacendosi a una raccomandazione della Corte dei Conti europea, che invita a rafforzare i controlli sui prodotti biologici importati che non rispettano gli stessi standard di sicurezza di quelli europei, il presidente della Coldiretti, Ettore Prandini, ha ribadito : “E’ necessario intensificare le attività di controllo e certificazione del prodotto biologico in entrata da Paesi extracomunitari, anche con un maggiore coinvolgimento delle autorità doganali, al fine di garantire sia i consumatori finali rispetto alla qualità delle produzioni, sia una corretta concorrenza tra produttori intra ed extra Ue”.
A sua volta, Raffaele Borriello, direttore generale dell'Ismea (Istituto di servizi per il mercato agricolo alimentare) ha detto: “L’agricoltura biologica rappresenta un tassello sempre più importante dell’agroalimentare italiano di qualità. Promuovere il ricorso a materia prima italiana certificata riducendo i volumi delle importazioni potrà fornire un ulteriore stimolo di crescita al comparto e concorrere al raggiungimento del target del 25% di superficie investita a coltivazioni biologiche, indicato nella strategia Farm to Fork, uno dei pilastri del New Green Deal. Un’occasione da non perdere, visto anche il boom di domanda di prodotto 100% italiano a cui abbiamo assistito negli ultimi anni”.