Disastri ambientali, in Italia costo più alto quasi 30 miliardi tra il 2003 e il 2018

L’intensità degli eventi atmosferici conseguenti ai cambiamenti climatici, associata alla pesante riduzione degli investimenti pubblici, influisce sulle pesanti conseguenze del maltempo sul territorio, come sta avvenendo in questi giorni, con danni a infrastrutture, abitazioni, unità produttive e beni culturali. Lo sottolinea la Confartigianato, ricordando che, secondo gli ultimi dati resi disponibili dall’Istituto per la protezione e la ricerca ambientale, è a rischio il 91% dei comuni italiani. Vi sono 538 mila famiglie che vivono in zone a elevato rischio frane e altre 874 mila che sono residenti in aree a elevata pericolosità idraulica. Il 16,6% del territorio nazionale è mappato nelle classi a maggiore pericolosità per frane e alluvioni (50.117 kmq). Il 3,8% degli edifici italiani (550.723) si trova in aree a pericolosità da frana elevata e molto elevata e il 9,3% (1.351.578) in zone alluvionabili nello scenario medio.
Confartigiano ricorda, inoltre, che l’Italia è il Paese europeo con i più elevati danni da disastri ambientali – alluvioni, terremoti, eruzioni, incendi, eventi metereologici avversi, tempeste e danni dell’uomo – con 29,5 miliardi di euro stimati dalla Commissione europea dal 2003 al 2018. A fronte di una elevata esposizione al rischio si osserva un drammatico calo degli investimenti pubblici, in particolare per quelli destinato alle opere di tutela del territorio delle Amministrazioni locali. In dieci anni gli investimenti nelle Altre opere del genio civile, che includono le opere per la difesa del suolo, oltre a porti, condotte, linee ferroviarie, ecc.., sono scesi del 37,9%, con quelli delle Amministrazioni locali che si sono più che dimezzati, segnando una diminuzione del 58,9%.