A rischio insolvenza il 5,4% dell'industria l'analisi di Intesa Sanpaolo e Prometeia

 “A partire dai mesi estivi, l’industria manifatturiera italiana ha registrato un recupero intenso e diffuso alla gran parte dei settori, che tuttavia, in un quadro ancora fortemente incerto, non potrà impedire, anche in assenza di nuovi lockdown generalizzati, un calo del fatturato del 14.3% a prezzi costanti, a consuntivo 2020”. E' quanto si legge in Analisi dei settori industriali, rapporto di Intesa Sanpaolo e Prometeia che esamina il mondo delle imprese manifatturiere e fornisce analisi congiunturali e previsioni sulle potenzialità di crescita e di redditività per circa quaranta comparti produttivi raggruppati in quindici settori.
Il nuovo report di Intesa Sanpaolo e Prometeia riferisce che si conferma l’andamento in controtendenza della Farmaceutica (+3.9%), grazie all’eccellente posizionamento nella filiera globale del valore che le consente di cogliere le opportunità di una domanda mondiale trainante; mentre sono in calo moderato Alimentare e bevande, Largo consumo, Elettrodomestici, Elettronica e Prodotti e materiali da costruzione. Più in difficoltà, invece, Meccanica, Sistema moda e filiera automotive.
“Per il 2021-22 – scrivono gli autori - prevediamo un significativo rimbalzo del fatturato manifatturiero, a un tasso di crescita medio annuo del 6.8% a prezzi costanti, dietro l’ipotesi di una gestione più efficiente dell’emergenza sanitaria: se l’attuale escalation dei contagi non dovesse essere arginata con le misure varate e non dovessero arrivare nei tempi attesi cure efficaci e vaccini, si potrebbe, infatti, innescare una crisi di fiducia che condizionerebbe le prospettive del prossimo biennio. Gli investimenti saranno volano di ripresa, grazie a un’iniezione senza precedenti dei fondi europei che punta su transizione green, innovazione, digitalizzazione e automazione per accelerare i processi di trasformazione già in atto”.
L’Italia appare ben posizionata nella corsa verso la neutralità climatica europea, con l’abbattimento del 17.2% delle sue emissioni climalteranti nel periodo 1990-2018, cui hanno contribuito anche i processi industriali. Il manifatturiero italiano è oggi il secondo meno intensivo di emissioni inquinanti dopo quello tedesco, davanti a quello di Francia e Spagna, grazie allo sforzo innovativo delle imprese, evidenziato dalla quota di mercato del 5.1% sui brevetti green europei destinati ai processi manifatturieri. La trasformazione verso una economia più sostenibile e digitalizzata porterà maggiori opportunità per Meccanica, Elettrotecnica e, Autoveicoli e moto, attesi registrare un intenso rimbalzo nel prossimo biennio.
La crisi avrà impatti significativi anche sulla redditività manifatturiera, ma meno intensi rispetto al 2009. Il tessuto produttivo si presenta, infatti, rafforzato rispetto al passato, in termini di liquidità e patrimonializzazione, e quindi potenzialmente più resiliente e in grado di affrontare i significativi investimenti necessari per adeguare l’offerta alle sfide future.
Le conclusioni dell'Analisi di Intesa Sanpaolo-Prometeia sono le seguenti: “La caduta dell’attività produttiva nel corso del 2020, comporterà inevitabilmente una flessione della redditività operativa e del capitale proprio dell’industria manifatturiera, che scenderanno rispettivamente al 4.5% e al 4%, secondo le nostre stime, erodendo del tutto il recupero conseguito negli anni successivi alla crisi del 2012, ma mantenendosi comunque superiori ai livelli che avevano caratterizzato la crisi del 2009. Tra i fattori a sostegno degli indicatori di redditività, la maggiore resilienza del nostro sistema industriale, determinata dalla solidità patrimoniale e finanziaria raggiunta alla vigilia della crisi, e le misure di sostegno alla liquidità messe in campo dal governo. Alcuni cluster di imprese potrebbero mostrarsi più vulnerabili di fronte alla crisi, su tutti quello delle aziende di minori dimensioni, che potrebbe essere oggetto di un processo di selezione più intenso nel prossimo biennio”.
“In linea generale, stimiamo che le imprese a rischio insolvenza (con cash flow negativo) rappresentino il 5.4% del totale manifatturiero, incidenza molto più limitata rispetto al 2012, quando la crisi di liquidità raggiunse il suo apice nel nostro Paese. Il riavvio della crescita economica nel biennio 2021-22, unita a prospettive di basse pressioni dal lato dei costi operativi, consentiranno alla redditività di recuperare in parte quanto lasciato sul terreno nel 2020, ma senza tornare sui livelli pre-Covid. La velocità di ripresa sarà strettamente legata alla ripartenza del ciclo degli investimenti, che farà da traino al recupero di competitività del nostro sistema industriale”.