Perché la Juventus ha perso 71,4 milioni (con Champions, Coppa e Supercoppa)

 Più dolorosa delle sconfitta in Champions, nella Supercoppa e nella Coppa Italia, almeno per gli azionisti, la perdita dell'esercizio 2019-2020 della Juventus, ammontata a 71,4 milioni di euro, a fronte dei 39,9 dell'esercizio precedente. Gli ultimi risultati economici della società bianconera sono pesanti almeno quanto le delusioni arrivate dai campi di gioco, nonostante Ronaldo e la conquista del nono scudetto consecutivo. Anche se, come giustifica la Juventus, “alcune componenti economiche sono state influenzate dalla diffusione della pandemia da Covid-19 e dalle conseguenti misure restrittive per il suo contenimento, imposte da parte delle Autorità amministrative, sanitarie e sportive dei diversi Paesi, che, in particolare, hanno comportato la sospensione delle competizioni calcistiche a cui Juventus ha partecipato nella stagione sportiva” appena finita,
“L’incremento della perdita dell’esercizio – spiega la società presieduta da Andrea Agnelli e controllata dall'Exor della grande famiglia torinese - deriva da minori ricavi operativi per 62,8 milioni, maggiori oneri da gestione diritti calciatori per 15,6 milioni, maggiori ammortamenti e svalutazioni sui diritti pluriennali per 5,7 milioni, principalmente legati alla prima applicazione del principio contabile Ifrs16 e maggiori oneri finanziari netti per 2,4 milioni. Tali variazioni sono parzialmente compensate da minori costi per il personale tesserato per 42,1 milioni e non tesserato per 1,4 milioni, maggiori proventi da gestione dei diritti di calciatori per 14,8 milioni, minori costi per servizi esterni per 10,1 milioni, minori imposte per 5 milioni, minori acquisti per prodotti destinati alla vendita per 5,4 milioni, minori accantonamenti netti per 1,7 milioni e altre variazioni nette positive per 0,3 milioni”.
I ricavi sono stati pari a 573,4 milioni, 48 meno dell'esercizio precedente (-8%) e i costi operativi a
414,1 inferiori del 10% ai 458,5 precedenti.
Il patrimonio netto al 30 giugno 2020 è pari a 257,5 milioni, in aumento rispetto al saldo di 31,2 milioni del 30 giugno 2019, a seguito dell’aumento di capitale di 298 milioni concluso nel gennaio scorso. Al 30 giugno l’indebitamento finanziario netto ammonta a 385,2 milioni, 78,3 meno che alla stessa data del 2019, grazie appunto all’incasso dell’aumento di capitale) e dopo i flussi negativi della gestione operativa (-58,7 milioni), degli esborsi legati alle campagne trasferimenti (-129,8 milioni netti), degli investimenti in altre immobilizzazioni e partecipazioni (-5,6 milioni netti) e dei flussi delle attività finanziarie (-12,8 milioni). Inoltre, a seguito dell‘applicazione del principio contabile Ifrs 16 sono stati contabilizzati debiti finanziari per 12,8 milioni.
Comunque, al 30 giugno, la società dispone di linee di credito bancarie per €538 milioni, di cui 195,5 milioni revocabili, utilizzate per complessivi 254,9 milioni, di cui 71,8 milioni per fideiussioni rilasciate a favore di terzi, €32,8 milioni per scoperti di cassa, 67,5 milioni per finanziamenti e 82,8 milioni per anticipazioni su contratti commerciali.
E gli amministratori prevedono che anche il prossimo bilancio chiuderà in rosso.