I danni della tropicalizzazione dell'Italia per l'agricoltura 14 miliardi in dieci anni

 Il 2020 si classifica, finora, come l'anno più bollente registrato in Europa da oltre un secolo anni, con un anomalia di addirittura 2,1 gradi rispetto alla media. È quanto emerge dalle elaborazioni della Coldiretti sulla base degli ultimi dati del National Climatic Data Centre (Noaa) relativi ai primi sette mesi. Dati dai quali si evidenzia, fra l'altro, che quello in corso è anche il secondo anno più caldo sul pianeta, facendo registrare, sulla superficie della Terra e degli oceani, una temperatura media superiore di 1,05 gradi rispetto alla media del ventesimo secolo. Anche in Italia si accentua la tendenza al surriscaldamento, con il 2020 che è stato di oltre un grado l’anno più caldo della media storica e al quarto posto dal 1800.
Il riscaldamento sta cambiando, fra l'altro, la distribuzione delle coltivazioni e le loro caratteristiche: per esempio, l’ulivo, tipicamente mediterraneo, in Italia si è spostato a ridosso delle Alpi, mentre in Sicilia e in Calabria sono arrivate le piante di banane, avocado e di altri frutti esotici, mai viste prima lungo la Penisola. E il vino italiano, con il caldo – ha evidenziato la Coldiretti – è aumentato di un grado negli ultimi 30 anni, con la vendemmia anticipata anche di un mese rispetto alla tradizionale partenza di settembre.
Il riscaldamento provoca, inoltre, il cambiamento delle condizioni ambientali tradizionali per la stagionatura dei salumi, per l’affinamento dei formaggi e l’invecchiamento dei vini. Una situazione che, di fatto, mette a rischio il patrimonio di diversi prodotti tipici Made in Italy, che devono le proprie specifiche caratteristiche, essenzialmente o esclusivamente, all’ambiente e alla combinazione di fattori naturali e umani.
Anche nel nostro Paese è in atto una tendenza alla tropicalizzazione, che si manifesta con una più elevata frequenza di eventi violenti, sfasamenti stagionali, precipitazioni brevi e intense, il rapido passaggio dal sole al maltempo, con sbalzi termici significativi. Con notevoli conseguenze economiche, oltre che ambientali. Il ripetersi di eventi estremi sono costati all’agricoltura italiana oltre 14 miliardi di euro, in un decennio, tra perdite della produzione agricola e danni alle strutture e alle infrastrutture nelle campagne.
Naturalmente, con il caldo aumenta anche il rischio incendi, infatti sempre più frequenti: ormai, ogni anno, si registrano migliaia di ettari bruciati, alberi carbonizzati, oliveti e pascoli distrutti, fiamme che arrivano a lambire luoghi abitati. E ci vogliono almeno 15 anni per far rinascere tutto l’ecosistema forestale con il blocco di tutte le attività umane tradizionali del bosco. “Una situazione angosciante, che l’Italia è costretta ad affrontare perché – spiega la Coldiretti - se è vero che il 60% dei roghi è di origine dolosa è altrettanto vero che la maggioranza dei boschi italiani si trova senza la presenza di agricoltori che possano gestirli, innanzi tutto tenendoli puliti. E questo in un Paese dove più di 1/3 della superficie nazionale è coperta da boschi, per un totale di 10,9 milioni di ettari”.