Coldiretti: in Italia acquisti di riso volano produttori denunciano l'invasione asiatica

 Volano gli acquisti di riso che, nel primo semestre, in Italia hanno fatto registrare un aumento record del 16%, spinti non solo dall’emergenza Covid-19, che ne ha favorito il consumo domestico, ma anche dalla crescente propensione ai cibi considerati più salutari. Il dato è stato reso noto in occasione dell’inizio delle prime trebbiature del riso, il cereale più utilizzato al mondo e oggetto di una vera e propria guerra commerciale all’inizio della pandemia, con accaparramenti, controlli sui raccolti e limiti alle esportazioni da parte dei principali Paesi produttori per garantire le forniture alimentari ai propri cittadini.
L’Italia è il primo produttore europeo di riso, con 228 mila ettari coltivati quest’anno e 4 mila aziende agricole che raccolgono 1,50 milioni di tonnellate di risone all’anno, pari a circa il 50% dell’intera produzione Ue e con una gamma varietale unica e fra le migliori del mondo. Quasi l’80% delle risaie è concentrato in tre province: Vercelli, Novara e Pavia; ma coltivazione di riso si trovano anche in Veneto, Emilia, Toscana, Sicilia e Sardegna.
Dalle risaie Made in Italy – ricorda Coldiretti – nascono opportunità di lavoro per oltre diecimila famiglie, tra dipendenti e imprenditori impegnati nell’intera filiera, senza dimenticare lo straordinario impatto sul paesaggio, sull’ambiente e sulla biodiversità, con 200 varietà, iscritte nel registro nazionale: dal vero Carnaroli, con elevati contenuto di amido e consistenza, spesso chiamato “re dei risi”, all’Arborio dai chicchi grandi e perlati che aumentano di volume durante la cottura, fino al Vialone Nano, il primo riso ad avere in Europa il riconoscimento come Indicazione Geografica Protetta, passando per il Roma e il Baldo che hanno fatto la storia della risicoltura italiana.
A preoccupare, però – sottolinea Coldiretti – è il boom di arrivi di prodotto dai Paesi asiatici, con una vera e propria invasione che ha saturato il mercato facendo concorrenza sleale ai coltivatori Made in Italy. Lo dimostra il caso del Myanmar (la ex Birmania) che, nei primi sei mesi, ha aumentato del 44% le esportazioni di riso di varietà Japonica in Italia e continua a godere delle esenzioni tariffarie, sospese invece, per la varietà Indica con la decisione di applicare la clausola di salvaguardia. Ma anche le importazioni dal Vietnam sono cresciute del 17% e sono destinate ad aumentare ulteriormente grazie all’entrata in vigore dell’accordo di libero scambio con la Ue che comporta l’ingresso di 80mila tonnellate di riso lavorato, semilavorato e aromatico a dazio zero.
Nell’ambito dei negoziati internazionali per gli accordi di libero scambio – sostiene la Coldiretti – il riso deve essere considerato un prodotto “sensibile” dalla Commissione Ue, evitando nuove concessioni all’import e rendendo obbligatoria a livello europeo in etichetta l’indicazione del Paese di origine in modo da indirizzare gli investimenti dei fondi comunitari per la promozione solo verso il riso coltivato nell’Unione.