Turismo, gli italiani riscoprono i borghi

Spiagge piene, in questi giorni. Ma la novità di quest'estate, ancora sotto effetto Covid, sono i borghi, riscoperti dagli italiani, che ne stanno apprezzando quanto mai la miscela fatta di quiete, passeggiate all’aria aperta, eccellenze enogastronomiche, artigianato di qualità, nuove esperienze, tesori d’arte sconosciuti. “E proprio i borghi potrebbero rappresentare l’atout del turismo italiano, fino all’autunno inoltrato. Sulla scia di una nuova filosofia di vita, magari dettata dalla “paura” in qualcuno, ma sempre più scelta consapevole”. Come rilevato da una indagine congiunta di Cna Turismo e Cna Agroalimentare tra i propri iscritti, in tutto il Paese. Cna evidenzia che sono quasi 6mila i borghi italiani con appeal turistico. La loro forza attrattiva si sprigiona, lungo tutto lo Stivale, senza distinzioni tra borghi di montagna, collinari, marittimi. Lo scorso anno hanno registrato oltre 20 milioni di arrivi e 90 milioni di presenze. Numeri impossibili da raggiungere nel 2020, a turismo straniero praticamene azzerato. Si percepiscono, però, incoraggianti e diffusi segnali di ripresa tra i vacanzieri nazionali. Prima di tutto per i borghi non troppo distanti dal mare e dai laghi, che attraggono di preferenza quanti già si sono concessi un periodo in spiaggia. “Il borgo, però, non è considerato dal turista come classica ciliegina sulla panna. Sta diventando un dessert a tutto tondo. In proprio. Principalmente come base delle vacanze legate all’enogastronomia” sottolinea la Cna, rciordando che l’Italia è il Paese europeo con più prodotti garantiti: 304 specialità alimentari e 524 vini, dati in continua crescita. In ogni regione ci sono, mediamente, oltre 40 denominazioni di qualità, che, in unione con i siti culturali e i beni paesaggistici, rendono il territorio del Belpaese unico al mondo. Quest’anno un attrattore importante del “nuovo” turismo sono i distretti del cibo, dove nascono gli oltre 5mila prodotti tradizionali regionali censiti e vive la più grande rete mondiale di mercati agroalimentari. Fral'altro, dall'indagine emerge che poco meno del 40% del bilancio familiare e personale dei vacanzieri quest’anno sarà destinato all’alimentazione e all’acquisto di prodotti alimentari e manufatti artigiani. Un altro punto di forza dei borghi che sta emergendo nell’Italia del dopo-lockdown è il turismo esperienziale, vale a dire la ricerca di esperienze creative, innovative e partecipative. Una ricerca che trae parte del suo successo anche dalla esplosione di manualità emersa nei mesi del confinamento. E’ il caso della produzione in proprio di pane. Ora molti turisti approfittano della pausa di agosto per coltivare e migliorare la propria artigianalità, finora fai-da-te. Il viaggiatore si può immergere nella vita del borgo – “sporcandosi” letteralmente le mani nella fabbricazione, a esempio, di prodotti ceramici – e nell’ambiente rurale, in questo caso collaborando ad attività di coltivazione, allevamento, trasformazione. Lo scenario, insomma, apre spiragli alla speranza. Strategico è puntare sui giovani che possono diventare “testimonial” eccezionali attraverso i “social”, a cominciare da Instagram. Un progetto di ampio respiro che si avvalga del valore aggiunto di tour operator, agenzie di viaggio, guide specializzate. Soggetti, questi, in grado di dare risalto alle bellezze e alle specialità locali, stimolando la nascita di percorsi – di gusto, saperi, tradizioni – sostenibili e attenti all’ambiente. In attesa dell’auspicata ripartenza turistica internazionale, l’Italia potrebbe così farsi trovare allenata e pronta alla competizione con la concorrenza estera.