Pochi gli stranieri, agriturismo in difficoltà "Il Piemonte a macchia di leopardo"

“Le nostre strutture hanno tutte le carte in regola per offrire soggiorni indimenticabili, in luoghi incontaminati, lontani dalla folla, dove le distanze sono naturali, il cibo è buono e genuino. Senza rinunciare al comfort e alla vita moderna, si potranno così riscoprire sapori e saperi della cultura rurale italiana”. Lo ha detto il presidente di Agriturist, Augusto Congionti, sottolineando le caratteristiche uniche e le potenzialità degli agriturismi italiani, 24.000 strutture che permettono di godere di spazi aperti e di un rapporto autentico con la natura e la campagna, ma anche di conoscere e apprezzare la cultura enogastronomica locale, oltre che di praticare sport, magari fare piscina o, semplicemente, rilassarsi. Il distanziamento è garantito; ma anche l'agriturismo sta patendo le conseguenze del Covid-19, inevitabilmente. Soprattutto per il mancato arrivo degli stranieri: dalla montagna alla collina, dal mare ai laghi, l’effetto della crisi è evidente: niente americani e orientali, pochissimi dal Regno Unito, tutti timorosi di dover effettuare la quarantena al loro ritorno. Qualche segnale positivo, però, arriva da Germania, Francia, Austria, Svizzera e Olanda. La ripresa è lenta, ma il settore non si arrende e i suoi gestori sono convinti che si possa ancora una volta ripartire, proprio dall’agricoltura. In particolare, in Toscana, la patria dell'agriturismo, dove ha riaperto il 90% delle strutture. Ma anche in Lombardia, dove le presenze degli italiani stanno compensando, almeno in parte, i mancati arrivi di tanti stranieri. In Piemonte, secondo l'indagine di Agriturist, la situazione è a macchia di leopardo: vi sono strutture che hanno preferito rimanere chiuse almeno fino a settembre. Le altre si salvano con la clientela storica, che ben conosce e apprezza i valori degli agriturismi della regione. In generale, comunque, quest'anno, gli agriturismi stanno soffrendo gli effetti del Covid-19. Infatti, se, da una parte, possono avvantaggiarsi della piccola dimensione ricettiva delle aziende e degli ampi spazi all’aperto offerti dalla campagna, che riducono il rischio di contagio; dall’altra, restano esposti all’alta riduzione degli ospiti stranieri che, nel 2019, hanno rappresentato il 58% dei pernottamenti contro il 50% degli alberghi. Persistendo il problema, la ripresa del turismo, soprattutto dall’estero, si annuncia lenta e possibili ulteriori peggioramenti potrebbero intervenire nel periodo autunnale, qualora si verificasse la temuta “seconda ondata” di contagi. Se tale ipotesi si realizzasse, i pernottamenti 2020 negli agriturismi risulterebbero inferiori di oltre il 70% rispetto all'anno scorso. Lo ha previsto il Centro studi di Confagricoltura, stimando una conseguente riduzione del fatturato di settore di poco inferiore a 1,5 miliardi di euro. A fine 2020, pertanto, il fatturato dell’agriturismo (servizi di alloggio e ristorazione), dovrebbe attestarsi poco sotto i 600 milioni di euro, corrispondenti a meno di un terzo del fatturato del 2019, quando questo comparto ha segnato, rispetto all’anno precedente, incrementi di arrivi (+9,6%) e pernottamenti (+4,7%), nettamente superiori a quelli della generalità del turismo (rispettivamente +2,6% e +1,8%) e degli alberghi (rispettivamente +1,1% e +0,5%). La pandemia, infatti, con il conseguente lockdown, ha interrotto la tendenza favorevole dell'agriturismo; ma il crescente piacere di vivere la vacanza all'aria aperta, a stretto contatto con la natura, in semplicità e genuità, insieme a condizioni di accoglienza oggettivamente favorevoli alla prevenzione dal contagio da Coronavirus, pone il settore in condizioni più favorevoli per un più sollecito ritorno alla condizione espansiva precedente il 2020. Prevedibilmente, se la pandemia non tornasse a manifestarsi con notevole intensità, l’agriturismo potrà segnare un consistente recupero nel 2021 e riprendere pienamente lo sviluppo nel 2022. In tutta l'Italia, nel 2018 (ultimo anno con dati ufficiali disponibili), gli agriturismi, dotati di 262.659 posti letto, hanno contato 13.427.707 presenze, delle quali 424.397 in Piemonte, che allora aveva 10.393 posti letto) e 37.487 in Valle d'Aosta (578 i posti letto).