La spesa 2019 dei torinesi, voce per voce

In questo periodo di pubblicazione dei bilanci 2019 di società ed enti, la Camera di commercio di Torino ha redatto quello delle famiglie del capoluogo piemontese, sottolineando subito che la loro spesa mensile media, l'anno scorso, è stata di 2.554 euro al mese, la più alta degli ultimi dieci anni. In particolare, la spesa alimentare media è stata di 402 euro al mese, 6 euro più che nel 2018 e il 15,7% del totale: il 70% si concentra in cinque categorie di prodotti: carni e salumi (da sempre la spesa più ampia, con il 21,2%), latte, formaggi e uova (il 14,2%), pane e cereali (il 13,6%) e legumi e ortaggi (il 12,3%). La spesa non alimentare è risultata di 2.152 euro, sostanzialmente stabile nell'ultimo triennio. Da sempre l’aggregato più “pesante” riguarda la casa, che assorbe più della metà della spesa non alimentare, ammontando a 1.115 euro al mese, considerando anche le utenze e l'arredamento. Nell’ultimo anno, i costi legati all'abitazione in senso stretto, pari a 796 euro, sono gli unici in aumento (+8 euro), mentre sono calano le spese destinate alle utenze (-0,7%), ai mobili e all'arredamento (-1,2%). Trasporti e comunicazioni sono costati, sempre in media, 302 euro al mese, il 14% in più. L’importo maggiore riguarda l'auto con 191 euro (il 63,2%), cifra che comprende le uscite per assicurazione e bollo (61 euro), carburante e parcheggi (93 euro) e quelle per i ricambi (37 euro). Complementare a questa categoria, è la spesa per altri consumi, fra cui la biglietteria (24 euro) e altri trasporti (25 euro). In questo caso ci aspettiamo nel primo semestre 2020 un calo per questo tipo di spese, che probabilmente inciderà sul bilancio dell’intero anno. Per prodotti e servizi di comunicazione, la spesa media mensile è stata di 62 euro e si divide fra spese per acquisto telefoni e pagamento bollette, in aumento deciso (+9 euro) e altre, comprese quelle per connessioni Internet (+4 euro). Con 94 euro medi mensili, le famiglie torinesi hanno destinato ad abbigliamento e calzature il 4% delle spese non alimentari: 61 euro in abbigliamento, 33 in scarpe e accessori. Questa voce è in calo, per il secondo anno consecutivo, dopo che già nel 2018 era diminuita di 3 euro. A diminuire dell'1,3% rispetto al 2018, è stata anche la spesa per il welfare (302 euro), formato da sei voci: salute e servizi sanitari; previdenza; ricreazione; spettacolo e cultura; istruzione; assistenza e, per il primo anno, il welfare aziendale. Il calo più significativo è stato registrato per previdenza e salute (27 euro, 10 meno che nel 2018) e per i servizi di assistenza alla persona (12 euro, 7 in meno) dove si raggruppano sia le spese per gli asili nido sia quelle per l’assistenza ad anziani e disabili. La nuova voce dedicata al welfare aziendale ammonta a 9 euro mensili e include il leasing dell’auto aziendale (4 euro) e le spese figurative per buoni pasto (5 euro). L’aggregato più ampio (41% del welfare) comprende le spese destinate alle attività di ricreazione, spettacolo e cultura (123 euro complessivi): in particolare, sono aumentate quelle per articoli sportivi e per il tempo libero, compresi gli abbonamenti museali e a stagioni teatrali o concertistiche. Stabili, nel 2019, i costi mensili connessi ai servizi sanitari e alla salute, che rappresentano la seconda voce del welfare (99 euro), così come le spese legate all'istruzione, che ammontano a poco meno di 32 euro. Altri beni e servizi. Si tratta di un aggregato che vale 314 euro e compone il 15% delle spese non alimentari. Le due voci più importanti sono le vacanze e i pasti fuori casa: le spese mensili per la vacanze – che includono hotel, residence, villaggi turistici, viaggi - ammontano a 103 euro; mentre la spesa per pasti fuori casa è pari a 80 euro, in crescita di 4 euro. Dalla rilevazione della Camera di commercio, fra l'altro, è emerso che nel 2019 la percentuale delle famiglie torinesi che hanno destinato una quota del reddito al risparmio è stata del 39,2%, a fronte del 40% nel 2018 e del 54% nel 2015. Scende anche la quota di reddito accantonata: 6,6% rispetto al 7,6% del 2015. La Grande Distribuzione Organizzata (Gdo) si conferma il luogo preferito per lo shopping delle famiglie torinesi: il 40,2% ha scelto i super/ipermercati, il 10,4% gli hard discount e se si aggiungono i minimercati, la componente Gdo raggiunge quasi il 51%; mentre i centri commerciali valgono il 10%. Poco meno del 27% ha avuto come meta il negozio tradizionale di vicinato e circa l‘8% i mercati rionali. Internet ha rappresentato il principale luogo d’acquisto per il 4% delle famiglie. La scelta del luogo dipende generalmente dal bene acquistato. Per i generi alimentari, il 76,2% delle famiglie torinesi si rivolge preferibilmente a esercizi di medie/grandi dimensioni (discount e supermercati-ipermercati); per quelli non alimentari è il negozio di vicinato che viene preferito nel 43,0% dei casi. La scelta dell’e-commerce per i prodotti non alimentari è più che raddoppiata nell'ultimo quinquennio: in rete si acquistano giochi/videogiochi ed elettrodomestici, ma anche arredamento e abbigliamento/calzature. Infine, il 18,8% delle famiglie torinese, nel 2019 per i suoi acquisti è ricorso a pagamenti dilazionati, cioè ha comprato a rate, come normalmente accade quando c'è crisi.