E' morto Romiti, un quarto di secolo Fiat

Nella sua casa di Milano, a 97 anni, è morto Cesare Romiti, ex amministratore delegato e presidente della Fiat. Era nato a Roma il 24 giugno del 1923. Ne riproponiamo il ritratto pubblicato da Firstonline per gentile concessione dell'autorevole giornale di economia e finanza diretto da Franco Locatelli e presieduto da Ernesto Auci, che, ne è stato uno stretto collaboratore a lungo. Dopo esperienze nella chimica e nell’universo delle partecipazioni statali (Alitalia e Italstat), Romiti approda alla Fiat nel 1974 – nel pieno della crisi petrolifera – e vi rimane per quasi un quarto di secolo, fino al 1998. Nel 1975 viene nominato amministratore delegato per la parte finanziaria, condividendo la carica con Umberto Agnelli e Carlo De Benedetti. Ma il triumvirato dura poco: dopo appena cento giorni, De Benedetti lascia burrascosamente il Lingotto e cede le sue azioni. A quel punto il potere di Romiti aumenta. Nel 1976 pilota, insieme ad Agnelli, l’ingresso della Lafico – la finanziaria del governo libico guidato da Gheddafi – nel capitale della Fiat, che ha bisogno di soldi per rilanciarsi. L’alleanza dura fino al 1986, quando i libici escono con buoni guadagni. Nel 1980, Umberto Agnelli è costretto a lasciare la carica di ad: Romiti, sostenuto dalla Mediobanca di Enrico Cuccia, diventa l’uomo solo al comando e orchestra la “marcia dei 40mila”, che il 14 ottobre sfila in corteo per Torino. I quadri Fiat chiedono di tornare a lavorare e protestano contro i sindacati, che bloccano l’accesso alle fabbriche perché l’azienda vuole mettere in cassa integrazione 23mila dipendenti. La spaccatura del fronte dei lavoratori segna non solo la vittoria di Romiti, ma anche una svolta decisiva nelle relazioni industriali italiane, di cui si trova traccia nei libri di storia. Gli anni Ottanta sono un periodo di grande espansione per la Fiat, che, nel 1988, è il maggiore produttore europeo di auto e acquista l’Alfa Romeo dall’Iri, guidato all’epoca da Romano Prodi. Sul versante internazionale, invece, nel 1990 sfuma il primo tentativo di fusione con Chrysler, soprattutto per i dubbi di Umberto Agnelli. Coinvolto nel ciclone di Mani Pulite, nel 2000 Romiti si vede confermare in Cassazione una condanna per falso in bilancio, finanziamento illecito ai partiti e frode fiscale. Tre anni dopo la Corte d’Appello di Torino revoca la condanna per falso in bilancio. Nel frattempo, dal 1996 al 1998, Romiti ricopre la carica di presidente della Fiat, al posto di Gianni Agnelli. Una volta disse: “In Fiat per 25 anni ho avuto carta bianca”. Dopo essere uscito dall’azienda torinese, ottiene come parte della liquidazione una quota di Gemina, società che controlla tra l’altro Impregilo e Rcs, la casa editrice del Corriere della Sera, di cui diventa presidente