Ops, un nuovo contrattacco di Ubi Banca ma la Fondazione del "Monte" dice sì a Isp

Ubi Banca ha appreso “con favore” la decisione dell’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato in merito all’offerta pubblica di scambio promossa da Intesa Sanpaolo (Isp) sulla totalità delle azioni emesse da Ubi Banca (Ops). “L’Autorità ha infatti condiviso le preoccupazioni rappresentate da Ubi Banca nel corso del procedimento secondo cui l’integrazione tra Isp e Ubi Banca – scrive la stessa -creerebbe una posizione dominante incompatibile con la disciplina antitrust in numerosi mercati bancari e assicurativi. Inoltre, nel caso in cui l’Ops non raggiungesse la soglia di adesione del 66,67%, Isp non potrebbe garantire con certezza la dismissione degli sportelli di proprietà di Ubi Banca. Per queste ragioni, nell’autorizzare l’operazione, l’Autorità ha imposto a Isp alcune misure di carattere strutturale per risolvere le preoccupazioni emerse nel corso del procedimento antitrust”. “In particolare – aggiunge Ubi Banca - l’Autorità ha imposto a Isp di cedere entro un termine prestabilito oltre 500 sportelli e – diversamente da quanto proposto dalla stessa Isp – ha espressamente precisato che, nel caso in cui non riesca a dismettere sportelli di proprietà di Ubi Banca, Isp sarà obbligata a cedere sportelli di sua proprietà idonei a produrre nei mercati interessati effetti almeno equivalenti a quelli derivanti dalla cessione di sportelli Ubi Banca, così da preservare il dispiegarsi delle dinamiche concorrenziali a seguito dell’operazione di concentrazione”.

“Come evidenziato dal consiglio di amministrazione di Ubi Banca – conclude l'istituto guidato da Victor Massiah - e affermato dalla stessa Isp nel documento di registrazione pubblicato il 26 giugno 2020, gli obiettivi strategici dell’operazione annunciati da Isp non riflettono, in alcun modo, i possibili impatti connessi a misure alternative alla cessione degli sportelli di Ubi Banca. In coerenza con quanto già indicato, si rileva al riguardo che, qualora Isp dovesse essere obbligata a cedere filiali di sua proprietà in luogo degli sportelli di Ubi Banca oggetto dell’“Accordo Bper” e degli “Impegni Isp”, la realizzazione dei suddetti obiettivi strategici dell’operazione e, per essi, dei target reddituali “promessi” da Isp potrebbe risultarne pregiudicata”.

Intanto, però, la Fondazione Banca Monte di Lombardia, secondo maggior azionista italiano di Ubi Banca (una quota superiore è posseduta soltanto dalla Fondazione Crc di Cuneo, ha deciso di accettare la proposta di Intesa Sanpaolo relativa a Ubi Banca, per diverse ragioni, fra le quali “l'attenzione dimostrata da Intesa Sanpaolo alla tutela del territorio e la sensibilità  nei confronti del ruolo di presidio territoriale ricoperto dalla Fondazione”. Altro punto che ha fatto decidere per il sì sono “gli impegni relativi agli aspetti socio-economici, sia in forma di tutela del tessuto esistente sia di progettazione negli ambiti di competenza della Fondazione: welfare, cultura, lavoro e giovani”. “Altro punto a favore – ha comunicato la Fondazione, che ha sede a Pavia - e' risultata la prospettata politica della distribuzione dei dividendi, che potrà permettere alla Fondazione una maggiore capacità erogativa”. Comunque, la decisione, “è stata deliberata – conclude l'ente - auspicando un eventuale miglioramento delle condizioni economiche da parte di Intesa Sanpaolo”.