La burocrazia italiana finisce terz'ultima precede solo quelle di Turchia e Messico

Settanta miliardi di euro. Tanto è costata all'Italia, in dieci anni, la cattiva burocrazia. La denuncia è della Confcommercio, il cui Ufficio studi ha fatto un'analisi sulla qualità dell'attività della pubblica amministrazione e sul suo impatto sull'economia del Paese. “Se l’Italia avesse la stessa qualità dell’amministrazione della Germania, tra il 2009 e il 2018 la crescita cumulata sarebbe stata del 6,2% invece del 2,3% e il livello del prodotto lordo sarebbe più elevato di circa 70 miliardi di euro” è stato sottolineato dall'organizzazione presieduta da Carlo Sangalli, il quale, dopo aver ribadito che “la cattiva burocrazia frena la produttività delle imprese e ne ostacola la crescita” ha evidenziato che “nelle classifiche internazionali sulla qualità dell’amministrazione, l’Italia peggiora”.

In effetti, la classifica relativa al livello della qualità della burocrazia in 36 Paesi Ocse, redatta dall'Università di Goteborg, vede l'Italia nella terz'ultima posizione. Ancora in netto peggioramento rispetto al 2000, quando era finita ventesima. Il Quality of Government Index dell’Università svedese, à composto da tre pilastri: livello di corruzione, caratteristiche della legislazione e osservanza della legge, qualità della burocrazia in senso stretto. Quindi è un indicatore che, oltre alle singole procedure burocratiche, dà conto anche dei loro effetti sui comportamenti e le performance dei legislatori e dei cittadini.

Alla burocrazia italiana, per il 2018, è stato attribuito il punteggio di 0,597 (la scala va da 0 a 1), superiore soltanto a quelli della Turchia (0,458) e del Messico (0,375). Un valore che assume un significato ancora maggiore se si confronta non soltanto con lo 0,972 della Danimarca e della Finlandia, prime a pari merito e con lo 0,968 della Norvegia, anch'essa sul podio; ma anche con quelli dei principali competitori del nostro Paese: Germania e Regno Unito (0,889), Francia (0,750) e Spagna (0,722). Nel 2000, il punteggio dell'Italia era 0,750.

Il livello della qualità della burocrazia italiana è dunque ben lontano dallo standard delle migliori economie avanzate. Un risultato conseguente ai ritardi del nostro Paese sull’innovazione tecnologica e sul capitale umano della Pubblica amministrazione. “Con una migliore burocrazia – ha commentato Confcommercio - si avrebbero evidenti benefici anche per i conti pubblici. Infatti, una maggiore crescita del Pil genererebbe maggiori entrate, minore disavanzo e, dunque, minore debito sia come dimensione dello stock, sia in rapporto al Pil”.