Imprese torinesi, situazione e prospettive

La Camera di commercio di Torino, nel suo ruolo istituzionale di osservatore dell’economia del territorio, ha avviato un’indagine per monitorare la delicata fase congiunturale a seguito dell’emergenza legata al virus Covid-19. L’indagine, partita in concomitanza con l’avvio della fase 2 (fine del lockdown) e conclusa a metà giugno, fra l'altro, ha rilevato che, a causa del lockdown, il 62% delle imprese ha dovuto sospendere completamente l’attività. Si è trattato soprattutto dei servizi alle persone (l’83% del settore), seguite da turismo (76%) e commercio (65%). La sospensione ha riguardato soprattutto le imprese individuali (il 72% delle imprese con tale forma giuridica) e con meno di 10 addetti (il 67% delle micro imprese).

L’emergenza sanitaria ha portato, in primis, un deterioramento della liquidità (criticità rilevata dal 74% delle imprese rispondenti), cui segue il calo/cancellazione delle vendite e degli ordinativi (64%). Più distanziate seguono le problematiche connesse alla perdita dei principali mercati di riferimento o dei principali clienti, che ha coinvolto il 36% delle imprese e la difficoltà nel tornare a lavorare «in sicurezza» nel difficile contesto di riferimento (19%).

Il deterioramento della liquidità vede maggiormente coinvolte le imprese del turismo e delle costruzioni (rispettivamente l’87% e l’81% dei rispettivi settori), mentre il calo degli ordinativi, dopo il commercio (69% delle imprese del settore), ha toccato l’industria manifatturiera (67%).

Nel complesso, nove imprese su dieci hanno manifestato una diminuzione più o meno marcata del fatturato; oltre otto su dieci degli ordinativi e dell’occupazione.

Con l’avvio della Fase 2, il 43% delle imprese ha dichiarato che ci sarebbero state ricadute economiche negative importanti sull’attività. A questa percentuale si aggiunge un ulteriore 35% di imprese che hanno dichiarato di avere un’attività a rischio chiusura: l’analisi per settori economici vede, tra queste, al primo posto quelle turistiche (il 71,1% delle imprese del settore) - soprattutto i bar-, le imprese del commercio (in primis negozi al dettaglio di abbigliamento e scarpe) e i servizi alle persone (parrucchieri ed estetisti). Sul fronte opposto, solo il 4,9% ha dichiarato che non ci sarà nessun impatto rilevante.

Riaprire o no? Delle imprese che hanno sospeso completamente l’attività nella Fase 1 dell’emergenza sanitaria, il 47,6% ha dichiarato che avrebbe continuato a stare chiusa anche con l’avvio della Fase 2 ed il 22,9% che avrebbe aperto solo parzialmente l’attività. Tra i principali motivi per la mancata apertura completa, al primo posto con il 43,3% delle imprese si colloca la sostenibilità economica (per esempio,  troppi costi fissi). Il 35,4% vede una difficoltà a rispettare le misure per la riapertura in sicurezza e un 25,7% delle imprese dichiara di avere rischi imprenditoriali eccessivi rispetto alla situazione di incertezza.

Le imprese che hanno dichiarato di poter riprendere i normali ritmi produttivi, seppur non prima di un anno, rappresentano il 44% delle rispondenti: di queste, il 54% prevede di farlo con l’adozione di alcuni cambiamenti. Non sono tuttavia da sottovalutare le percentuali relative alle imprese che difficilmente ritengono possibile un ritorno ai livelli pre crisi (il 33%) e quante ritengono sarà necessaria una profonda riorganizzazione aziendale per sopravvivere alla crisi (il 29%).