Imprese in Piemontesi mai così male produzione e ordini ai minimi dal 2009 Situazione compromessa in Val d'Aosta

L’indagine congiunturale trimestrale, realizzata a giugno dal settore studi dell’Unione Industriale di Torino e di Confindustria Piemonte, la seconda durante l’emergenza Covid-19, rivela che le imprese piemontesi restano pessimiste, nonostante il mese di maggio abbia visto una graduale uscita dal lockdown. Le oltre 1.200 imprese del campione non si attendono un miglioramento del mercato nei prossimi mesi. Nel comparto manifatturiero, oltre il 48% prevede una riduzione della produzione, contro il 15% che si attende un aumento. Il saldo peggiora di 4 punti rispetto a marzo. Sostanzialmente analoghe le previsioni sugli ordinativi: il 51% sconta una contrazione. Era dal 2009, anno di picco della crisi scoppiata nel 2008, che non si registravano valori così negativi per produzione e ordini.

Si aggrava il crollo dell’export e, soprattutto, della redditività. Si impennano i ritardi nei pagamenti, che interessano oltre metà delle imprese. Esplode il ricorso alla Cig: oltre la metà delle aziende prevede di essere obbligata a fare ricorso agli ammortizzatori sociali. Percentuali così elevate non si erano mai registrate da quando esiste la rilevazione (1975). Il clima di fiducia è pessimistico in tutti i comparti, sia pure con sfumature un po’ diverse. Non fanno eccezione neppure i settori alimentare e chimico-farmaceutico, unici a non chiudere nei mesi di marzo e aprile.

Anche nel comparto dei servizi non vi sono miglioramenti significativi nelle aspettative delle imprese. Gli indicatori sono meno negativi rispetto a quelli dell’industria, ma restano comunque molto al di sotto del punto di equilibrio tra attese espansive e recessive. Oltre un terzo delle aziende prevede di ricorrere alla Cig e oltre la metà segnala ritardi nei pagamenti. A livello territoriale le differenze ci sono, ma il clima di fiducia è comunque improntato a un generale pessimismo. Le valutazioni delle imprese torinesi sono allineate alla media regionale.

Il nostro sondaggio di giugno – commenta Fabio Ravanelli, presidente di Confindustria Piemonte – conferma pienamente le attese. Nonostante l’allentamento delle misure restrittive è troppo presto per ritornare a guardare al futuro con fiducia, date le grandi incertezze sui tempi della ripartenza e lo spauracchio di una nuova ondata di contagi. Per il nostro Paese, il costo della crisi in termini di Pil, occupazione, produzione e reddito sarà certamente molto elevato, ma ad oggi non è ancora quantificabile”. E Dario Gallina, presidente dell'Unione Industriale di Torino, aggiunge: “L’indagine fotografa il clima di profonda incertezza che stiamo vivendo: mentre la domanda precipita, le aziende si trovano ad affrontare anche la lentezza con cui le decisioni si traducono in azioni concrete, un lungo elenco di incognite e un eccessivo carico burocratico e amministrativo. Siamo in una fase cruciale: la ripartenza è ancora lenta e non si può perdere altro tempo”.

A livello territoriale, nel settore manifatturiero, a soffrire di più è la provincia di Biella, anche a causa della crisi del tessile iniziata ben prima del coronavirus. Seguono Canavese e Alessandria. Meno peggio di tutte la provincia di Asti.

La situazione e le prospettive non sono migliori in Valle d'Aosta. “La rilevazione concernente il terzo trimestre del 2020 ci restituisce un contesto caratterizzato quasi esclusivamente da variazioni negative – ha dichiarato Giancarlo Giachino, presidente di Confindustria Valle d’Aosta – e solo grazie agli interventi governativi che hanno permesso il ricorso agli ammortizzatori sociali e ai provvedimenti, che di fatto impediscono i licenziamenti, che si è riusciti ad evitare una vera e propria catastrofe dal punto di vista occupazionale. Quello che oggi appare compromessa è la tenuta economica e sociale della regione e quindi occorre agire con la massima urgenza per sostenere la liquidità delle imprese, aiutare le famiglie, mantenere la continuità delle filiere e ciò cui  negli ultimi giorni non ci mostra certo un quadro confortante di una politica in grado di rispondere prontamente alla gravità della crisi che stiamo affrontando”.