Fca perde 1 miliardo nel secondo trimestre

Fca contiene nel secondo trimestre l’impatto del Covid-19 con una perdita netta di 1,048 miliardi di euro (nello stesso periodo dell'anno scorso aveva conseguito un utile netto di 793 milioni). Il free cash flow industriale è stato negativo per 4,9 miliardi di euro. Lo ha comunicato l'impresa pilotata da Mike Manley, aggiungendo che a giugno risultati e flusso di cassa operativo sono stati in significativo miglioramento. Comunque, il gruppo ha una liquidità disponibile di 17,5 miliardi di euro a fine giugno, escludendo la quota inutilizzata, pari a 4,5 miliardi di euro, della linea di credito Intesa Sanpaolo. Fca ha registrato 424.000 consegne globali di veicoli, in calo del 63% per la sospensione della produzione e la caduta della domanda conseguenti alla pandemia. I ricavi del secondo trimestre sono ammontati a 11,707 miliardi, mentre erano stati di 26,741 miliardi nello stesso periodo dell'anno scorso. Gli investimenti sono stati pari a 1,7 miliardi, in calo di 0,3 miliardi di euro. Per rafforzare ulteriormente la posizione finanziaria e accrescere la flessibilità, Fca si è assicurata liquidità aggiuntiva con la sottoscrizione di una linea di credito da 6,3 miliardi di euro a tre anni con Intesa Sanpaolo, che sarà destinata esclusivamente alle attività italiane del Gruppo e al sostegno delle oltre 10.000 piccole e medie imprese che costituiscono il settore automotive in Italia. Nel comunicato dell'impresa presieduta da John Elkann, inoltre, si ricorda che il 13 maggio Psa e Fca hanno annunciato la decisione di non distribuire nel 2020 un dividendo ordinario a valere sull’esercizio 2019, alla luce dell’impatto della crisi dovuta al Covid-19, che ha sottolineato ulteriormente la logica stringente della fusione tra i gruppo Psa e Fca. “Il lavoro di entrambi i team per portare a termine la fusione è proseguito a ritmo sostenuto e prevediamo di raggiungere l’obiettivo di diventare un’unica società entro il primo trimestre 2021” è stato riferito da Fca, dalla quale è stato precisato che “le approvazioni antitrust sono già state ottenute in dodici delle ventidue giurisdizioni coinvolte e non si prevede che l’indagine avviata dalla Commissione Europea possa causare ritardi nelle tempistiche della fusione”.