Ecco perché il cda Ubi banca ha bocciato l'offerta di scambio di Intesa Sanpaolo

Come era prevedibile, il Consiglio di amministrazione di Ubi Banca, il cui maggiore azionista singolo è la Fondazione Crc di Cuneo, ha bocciato l'offerta di Intesa Sanpaolo (Isp) mirante alla fusione dei due istituti. “Dopo attenta valutazione della documentazione disponibile, tenuto anche conto dei rischi e delle incertezze evidenziati da Isp nella documentazione sull’offerta, il consiglio di amministrazione di Ubi Banca – si legge nel cuo comunicato - ritiene che l’Ops, non concordata, non sia conveniente per gli azionisti di Ubi Banca per i seguenti motivi: 1. L’Offerta, non prevedendo un corrispettivo per cassa, pone a carico degli azionisti di Ubi Banca i rischi connessi al raggiungimento degli obiettivi strategici dell’operazione definiti da Isp. Il corrispettivo, rappresentato da un rapporto di cambio tra azioni Ubi e azioni Isp – non remunera adeguatamente tali rischi e, inoltre, comporta un’allocazione del valore e delle sinergie molto più favorevole agli attuali azionisti di Isp”.

Continua il comunicato: “2. Il corrispettivo esprime una valorizzazione di Ubi Banca che non riflette il suo reale valore e penalizza gli azionisti di Ubi Banca rispetto agli azionisti di Isp 3. L'azione Ubi presenta elevate potenzialità di crescita di valore, tenendo anche conto delle prospettive di crescita su base stand-alone di Ubi Banca rappresentate dai target del piano industriale aggiornato, della sua solidità patrimoniale e della sua posizione di player di rilievo in grado di rivestire un ruolo chiave nel processo di consolidamento nel contesto bancario del Paese. 4. La possibilità per l’offerente di conseguire gli obiettivi strategici dell’operazione è incerta, in quanto condizionata da plurimi e concorrenti fattori, evidenziati dalla stessa Isp nel documento di registrazione, tra cui le incertezze circa il perfezionamento della fusione e dell’operazione di cessione del ramo bancario a Bper e dei Rami Assicurativi a UnipolSai ai termini e alle condizioni previsti da Isp”.

Inoltre: “5. Gli azionisti di Ubi Banca che non dovessero aderire all’Ops sarebbero comunque tutelati dai presidi previsti dalla normativa. 6. L’offerta si inserisce in un più ampio disegno strategico, volto a rafforzare la posizione di Isp in Italia attraverso l’eliminazione di un concorrente, senza in realtà modificare il posizionamento europeo di Isp. L’Ops è controproducente anche per gli stakeholder di Ubi Banca in quanto consentirebbe a Isp di creare una posizione di leadership dominante in Italia, anomala tra i grandi Paesi europei e potenzialmente dannosa per il tessuto economico e sociale dei territori in cui opera Ubi Banca”.

Infine: “Isp definisce di “alta” rilevanza e ad “alta” probabilità di accadimento il rischio che gli obiettivi strategici dell’operazione e i dati previsionali, ovverosia i target reddituali e i flussi di dividendi annunciati e “promessi” agli azionisti di Ubi Banca, “non siano raggiunti”.

Oggi, 3 luglio, la Borsa ha premiato Ubi Banca, la cui azione ha chiuso a 3,074 euro, il 2,5% più di ieri, E questo mentre l'indice Fste Mib ha perso lo 0,81%. Non solo: nessun'altra blue chip ha avuto un rialzo maggiore. Invece, il titolo di Intesa Sanpaolo, il cui azionista di riferimento è la Fondazione Compagnia di San Paolo, ha denunciato un ribasso dello 0,34%, terminando la seduta a 1,7468 euro.