Torino, ecco i costi dello smart working per bar e ristoranti del centro cittadino

Da oggi quella che finora era una impressione, sia pure ben fondata sulle tante segnalazioni ricevute, è avvalorata da dati precisi: bar e ristoranti del centro di Torino sono in profonda sofferenza a causa della forte diminuzione della clientela dovuta allo smart working”. Così, Giancarlo Banchieri, presidente di Confesercenti Torino, commenta i risultati di un sondaggio appena fatto dall'associazione. Quasi il 60% degli intervistati lamenta il dimezzamento (e oltre) degli incassi, ma anche per quelli un po' meno in difficoltà (10,5%) la diminuzione è fra il 10% e il 30% e per il 31,6% del campione fra il 30% e il 50%. Fra l'altro, il 5,2% teme di dover chiudere definitivamente. Tutti auspicano che le cose si risolvano velocemente e per "velocemente" intendono entro l'estate o poco più.

Pesanti le conseguenze occupazionali: l'89,4% degli operatori teme di dover ridurre il numero dei dipendenti, soprattutto se non ci sarà una proroga della cassa integrazione in deroga, che finora ha consentito di mitigare le conseguenze negative del calo di fatturato.

Si tratta - dice Banchieri - di un aspetto particolarmente delicato: stiamo parlando di piccole aziende nelle quali il rapporto con i dipendenti è diretto e di lunga consuetudine. Per molti colleghi sarebbe un trauma dover lasciare a casa i propri collaboratori e quindi cercano di resistere, facendo leva anche su risorse personali. Ma così le cose non possono durare a lungo. Per noi è fondamentale il flusso costante della liquidità. Il rilancio di Torino non può che passare anche attraverso il rilancio della propria rete commerciale; non possiamo permetterci il suo depauperamento e la morte di tante aziende. Questo rischio riguarda non solo i pubblici esercizi: loro sono senza dubbio i più coinvolti, ma anche il resto del commercio viene colpito da questa situazione”.