Quasi 200 gli incubatori attivi in Italia quelli universitari sono 27 (il 14%)

Il team di ricerca Social Innovation Monitor, con base al Politecnico di Torino, ha presentato il report sull’impatto degli incubatori e degli acceleratori italiani. Dalla ricerca, fra l'altro, emerge che nel nostro Paese, in media, si trova un incubatore ogni 1.533 km quadrato e le regioni con la maggiore densità di incubatori sono la Lombardia e l’Emilia-Romagna, mentre la Regione con la più bassa densità di incubatori/acceleratori è la Calabria. In Italia, in media, è presente un incubatore ogni 306.394 persone. Dei quasi 200 incubatori e acceleratori d’impresa presenti in Italia, 27 sono universitari (il 14%).

I tre settori di specializzazione degli incubatori e acceleratori d’impresa italiani più diffusi sono digital, protezione dell’ambiente ed energie rinnovabili e health, biotech e life science. Il 55% degli incubatori o acceleratori d’impresa ha degli accordi di collaborazione con investitori formali, mentre il 57% ha accordi formali di collaborazione con aziende corporate.

La ricerca ha avuto il supporto di Banca Etica, Compagnia di San Paolo, Experientia, Impact Hub Milano, Incubatore Imprese Innovative Politecnico Torino (I3P), Instilla, Iren, Make a Cube3, SocialFare e Social Innovation Teams. Come sottolineato da Paolo Landoni, direttore scientifico della ricerca, “questi nuovi risultati confermano il forte squilibrio tra nord e sud del Paese, ma anche interessanti trend di crescita e attenzione ai fenomeni di incubazione e accelerazione di impresa”.

Per quanto riguarda l’accesso ai programmi, gli incubatori/acceleratori possono richiedere ai team imprenditoriali e alle organizzazioni una fee di partecipazione o una percentuale di equity (una soluzione non esclude l’altra). Dalle analisi svolte, è risultato che circa il 60% di essi sono soliti richiedere una fee di partecipazione e che circa il 40% richiede una percentuale di equity. Per quanto riguarda la durata di incubazione/accelerazione, le analisi hanno mostrato che, in media, risulta essere meno di due anni (22 mesi) con un minimo di tre mesi e un massimo 5 anni.