Le grandi difficoltà delle piccole librerie

Tra i tanti settori economici che, in Italia, hanno subito duramente gli effetti penalizzanti della pandemia c'è anche quello librario, nonostante l'aumento della lettura incentivata dall'obbligo di restare confinati in casa. La chiusura delle librerie imposta in tutto il Paese dal 12 marzo al 13 aprile, ha messo in difficoltà questo canale commerciale, che, fra l'altro, caratterizzato dai rivenditori indipendenti, resta il principale per gli editori, grandi e piccoli, precedendo, per importanza e non di poco, anche gli e-store e le librerie di catena.

Secondo gli ultimi dati disponibili, infatti, in Italia si contano circa 4.000 esercizi specializzati nel commercio di libri al dettaglio, oltre un quarto dei quali si trova nel Nord Ovest (Piemonte, Liguria, Valle d'Aosta e Lombardia), il 19% nel Nord-Est, oltre il 23% nel Centro, il 10% nelle Isole e la quota restante nelle regioni del Sud.

Naturalmente, con i rivenditori e i lettori, sono danneggiati gli editori di libri, che in Italia sono circa duemila, occupano poco meno di diecimila persone e fatturano oltre 2,5 miliardi di euro all'anno. Nel 2018, hanno prodotto 75.758 titoli cartacei. I grandi coprono quasi l’80% della produzione in termini di titoli e il 90% della tiratura. E se i piccoli editori pubblicano, in media, quattro titoli l’anno, stampando ciascuno poco più di 5.500 copie, le grandi Case producono mediamente 254 opere librarie, con una tiratura di oltre 600.000 copie. Oltre la metà degli editori attivi è localizzata nel Nord, in particolare il 31,4% nel Nord Ovest (il 20,3% nella sola Lombardia). A Milano e Roma si concentra circa un quarto degli editori attivi e il 39,7% dei grandi marchi.

A creare ulteriori problemi al settore, privandolo di un'importante opportunità di promozione, è stato anche il divieto di organizzare manifestazioni pubbliche e quindi fiere, come il Salone del Libro a Torino, eventi e presentazioni letterarie, contestualmente alla chiusura di biblioteche, scuole e università. Gli eventi culturali, infatti, costituiscono un canale di commercializzazione non trascurabile per gran parte degli editori. Oltre la metà degli editori attivi, infatti, ha partecipato a saloni o festival letterari in Italia e/o all’estero nel 2018 (52,0% in media); il 41,1% ha organizzato convegni, conferenze, seminari o festival letterari e il 27,8% iniziative di educazione alla lettura nelle scuole, nelle biblioteche o nelle librerie.