La ricchezza finanziaria delle famiglie supera i 4.445 miliardi di euro a fine 2019

Secondo la Banca d'Italia, la ricchezza netta delle famiglie, ossia il valore delle attività finanziarie e reali al netto delle passività, nel nostro Paese, l'anno scorso è cresciuta dell’1,9%. Lo ha comunicato, evidenziando che l’incremento è stato determinato, prevalentemente, dalla variazione della ricchezza finanziaria, aumentata del 5,2%, per il rialzo dei prezzi dei titoli. Alla fine del 2019, infatti, le attività finanziarie delle famiglie sono risultate pari a 4.445,3 miliardi di euro e al 42% della ricchezza totale lorda.

Comunque, le famiglie italiane hanno continuato a mostrare cautela nel selezionare i propri investimenti di portafoglio: alla fine di dicembre, poco meno di un terzo della ricchezza finanziaria era detenuta in depositi e circolante. E la quota allocata in prodotti del risparmio gestito è ancora salita, raggiungendo il 31,6% (a fronte del 19,8% del 2007), conseguentemente alla considerazione che questi strumenti migliorano il profilo di rischio-rendimento del portafoglio finanziario aumentando la diversificazione, anche geografica, degli investimenti.

Nel 2019, sono cresciuti anche i debiti delle famiglie verso banche e società finanziarie (+3,5%), arrivando a 968,1 miliardi e risultando pari al 61,9% del reddito disponibile, un tasso nettamente inferiore rispetto a quello medio dell’area dell’euro (95%). L'indebitamento è salito anche per l’espansione dei mutui (+2,5%), la cui domanda è stata sostenuta dalle condizioni favorevoli del mercato immobiliare e dai bassi tassi di interesse, che hanno toccato i minimi storici. Le famiglie ne hanno beneficiato stipulando finanziamenti a tasso fisso o ricontrattando le condizioni dei mutui esistenti. E' invece aumentato dell'8,6% l’indebitamento per finalità di consumo, confermando la tendenza in atto dal 2015 (lo stesso è avvenuto nelle altre principali economie dell’area dell’euro). Però, la quota di questi finanziamenti è diminuita nelle famiglie con reddito basso ed è inferiore non di poco rispetto a quelle di Francia, Germania, Regno Unito e Spagna. Al contrario, dal 2012, cresce il credito al consumo concesso a famiglie con un’elevata capacità di sostenerne gli oneri. Questo fenomeno riflette sia l'incremento della domanda da parte dei nuclei familiari con reddito elevato sia l’attenta selezione da parte degli intermediari.

Tornando alle attività, il portafoglio delle famiglie al 31 dicembre scorso era costituito per il 29,1% da depositi (1.295 miliardi di euro), per il 25,3% da assicurazioni, fondi pensioni e Tfr (1.123 miliardi), per il 21,8% da azioni e partecipazioni (967 miliardi), per il 10,8% da fondi comuni d'investimento (480 miliardi), per il 6,1% da titoli obbligazionari (135 miliardi), pubblici per circa la metà e per il 3,7% da cash (166 miliardi). La quota di depositi e circolante, in Italia pari 32,9% delle attività finanziarie, è del 39,9% in Germania, 38,1% in Spagna, 27,9% in Francia, 24,6% nel Regno Unito e 12% negli Usa (nell'area euro la media è del 33,4%).