La Liguria al termometro di Banca d'Italia

Secondo l’indagine straordinaria della Banca d’Italia sugli effetti del virus, l’85 per cento delle imprese liguri dell’industria in senso stretto e dei servizi con almeno 20 addetti ha accusato conseguenze negative della pandemia e delle connesse misure di contenimento, con l’attesa di un calo significativo delle vendite nel primo semestre del 2020, che potrebbe essere solo parzialmente recuperato nella seconda parte dell’anno. L’impatto sarebbe maggiore per le aziende del terziario rispetto a quelle industriali.

L’economia ligure, che presenta la più elevata terziarizzazione tra le regioni del Nord, trae una porzione non trascurabile del proprio prodotto da comparti che si basano sulla mobilità di merci e persone: trasporti, logistica e turismo, tra cui il comparto crocieristico, che negli ultimi anni aveva registrato una forte crescita. I risultati delle imprese dipenderanno, quindi, dalla loro effettiva capacità di operare in condizioni di equilibrio economico compatibilmente con le cautele di distanziamento sociale e a fronte di una maggiore prudenza da parte della clientela.

Il sistema produttivo ligure sta affrontando la crisi in condizioni migliori rispetto al passato: nell’ultimo decennio è aumentata la redditività ed è calato l’indebitamento; è diminuita la percentuale di aziende finanziariamente vulnerabili. L’emergenza sanitaria, tuttavia, può incrementare il fabbisogno finanziario delle imprese, specie in ragione delle accresciute difficoltà nei pagamenti da parte dei clienti; la necessità di fronteggiare i mancati o ritardati incassi commerciali ha probabilmente determinato un maggiore utilizzo dei margini disponibili sulle linee di credito: nel primo trimestre del 2020 il calo dei prestiti bancari alle imprese ne è risultato attenuato.

Sempre secondo la Banca d'Italia, il mercato del lavoro in Liguria affronta le conseguenze dell’emergenza sanitaria ancora pesantemente segnato dalle recessioni dello scorso decennio; nel 2019 il numero degli occupati era aumentato solo marginalmente ed era ancora quasi 4 punti percentuali inferiore al livello precedente alla crisi del 2008. Vi si aggiunge il perdurare di crisi e ristrutturazioni di grandi aziende, oggetto di interventi di integrazione salariale straordinaria.

Nel primo trimestre del 2020 l’occupazione si è lievemente ridotta. Nei mesi di marzo e aprile di quest’anno i dati sulle Comunicazioni obbligatorie evidenziano un calo significativo del numero di nuove attivazioni di posizioni lavorative dipendenti. Le ricadute occupazionali, oltre che per i dipendenti, potrebbero essere pesanti anche per i lavoratori autonomi, tradizionalmente meno protetti dagli ammortizzatori sociali e la cui incidenza sull’occupazione totale è maggiore rispetto al complesso del Paese.

In Liguria il reddito disponibile pro capite si colloca stabilmente al di sopra della media italiana, ma con riferimento alle fasce più deboli della popolazione le quote di famiglie in povertà assoluta e di individui che vivono in nuclei familiari senza reddito da lavoro si situano su livelli prossimi al complesso del Paese e superiori a quelli del Nord Ovest. In media, tuttavia, le condizioni finanziarie delle famiglie rimangono solide. La loro ricchezza totale è pari a circa 11 volte il reddito disponibile. Per quanto riguarda la ricchezza finanziaria, la tendenza alla ricomposizione del portafoglio a favore di attività più liquide o più diversificate potrebbe contribuire ad attenuare l’impatto negativo della crisi economica in essere.

Anche l’indebitamento finanziario delle famiglie resta nel complesso contenuto: nell’ultimo decennio il rapporto tra debiti e reddito disponibile è leggermente diminuito, rimanendo a un livello inferiore all’Italia e al Nord Ovest. Nello stesso periodo si è inoltre osservato un rilevante incremento della quota di mutui a tasso fisso, che rende le famiglie meno esposte agli effetti di un eventuale rialzo dei tassi d’interesse.

Nei primi mesi del 2020 il credito erogato alle famiglie consumatrici liguri da banche e società finanziarie ha rallentato: le nuove operazioni di mutuo hanno risentito della riduzione del numero delle transazioni immobiliari; il credito al consumo della minore spesa in beni durevoli, in particolare in autoveicoli. Anche i prestiti al settore privato non finanziario si sono ridotti, seppure in misura meno intensa rispetto a quanto osservato nel 2019. La qualità del credito è rimasta elevata e il tasso di deterioramento si è collocato su livelli contenuti nel confronto storico. Nel 2019 la consistenza dei crediti deteriorati sul totale dei finanziamenti si è ridotta considerevolmente, anche per effetto del maggiore ricorso a operazioni di cessione e stralcio dai bilanci bancari; il tasso di copertura dei prestiti deteriorati è tornato su livelli di poco discosti da quelli precedenti la crisi finanziaria del 2008.

Per affrontare l’emergenza Covid-19 in Liguria è stato potenziato il sistema sanitario locale, con l’ingresso di nuovo personale e un raddoppio dei posti in terapia intensiva. La situazione di bilancio degli enti territoriali è mediamente equilibrata: il lieve disavanzo, registrato all’inizio del 2019, è in larga misura ascrivibile alla Regione, sul cui saldo negativo gravano i costi connessi con il comparto sanitario; la quasi totalità dei Comuni ha conseguito un avanzo. Nel 2020 gli equilibri di bilancio di questi ultimi risentiranno degli effetti dell’emergenza sanitaria: a fronte di spese in gran parte incomprimibili, vi saranno da fronteggiare i vincoli di liquidità connessi con lo slittamento degli incassi e con le perdite di gettito.