I due scenari previsti dalla Banca d'Italia

La pandemia e le conseguenti misure di contenimento hanno comportato forti contrazioni nell’attività produttiva in tutti i principali Paesi. Il Pil mondiale è stimato in forte arretramento quest’anno, con effetti molto marcati sugli scambi commerciali. Nella proiezione di base della Banca d'Italia si ipotizza che la domanda estera per i beni prodotti nel nostro Paese si riduca del 13,5% nel 2020 e torni a espandersi nel prossimo biennio. Ulteriori ripercussioni sull’attività economica derivano dalla caduta dei flussi turistici internazionali. Sottostante a questo scenario vi è l’ipotesi che la diffusione della pandemia rimanga sotto controllo a livello globale e in Italia e che, pertanto, prosegua la graduale rimozione delle misure di contenimento del contagio e l’attenuazione delle loro ripercussioni economiche.

In questo caso di prefigura una contrazione del Pil in Italia del 9,2% nella media di quest’anno, seguita da una graduale ripresa nel prossimo biennio (4,8% nel 2021 e 2,5% nel 2022). All’andamento nell’anno in corso contribuirebbe, oltre alla caduta della domanda estera e dei flussi turistici internazionali, il decremento della domanda interna, in seguito alla sospensione di alcune attività economiche per il contenimento del contagio e alle ripercussioni della crisi epidemica sull’occupazione e sui redditi delle famiglie.

La ripresa del Pil, dal secondo semestre di quest’anno, sarebbe in larga parte attribuibile al graduale venir meno degli effetti connessi con le misure di contenimento. Invece, le ripercussioni della contrazione della domanda estera e dei flussi turistici e quelle derivanti da comportamenti più cauti di famiglie e imprese avrebbero effetti più persistenti, rallentando il ritorno dell’attività produttiva verso i livelli pre -crisi. Le misure della politica di bilancio di sostegno diretto alla domanda, incluse nei decreti legge “Cura Italia” e “Rilancio”, fornirebbero un contributo significativo nel mitigare la contrazione del Pil nell’anno in corso, valutabile in oltre 2 punti percentuali. Alcune misure, come la moratoria sul credito e le garanzie sui nuovi prestiti sarebbero, inoltre, essenziali a scongiurare il materializzarsi di possibili effetti non lineari associati a gravi conseguenze finanziarie, evitando una crisi di liquidità, mantenendo aperte le linee di credito delle imprese e soddisfacendo il fabbisogno di fondi indotto dalla crisi.

I consumi delle famiglie si ridurrebbero quest’anno a ritmi analoghi a quelli del Pil, risentendo principalmente delle limitazioni connesse ai provvedimenti di sospensione dell’attività e della contrazione dell’occupazione e del reddito disponibile, seppure attenuata dalle misure espansive; la ripresa sarebbe in linea con quella del prodotto nel 2021 e più moderata l’anno successivo, in parte per l’esigenza di ricostituire i livelli di ricchezza colpiti dalla crisi. Gli investimenti, risentendo della incertezza sulle prospettive dell’attività economica, scenderebbero del 15% nel 2020 e recupererebbero circa due terzi della diminuzione nel biennio successivo. Le esportazioni di beni e servizi si ridurrebbero di quasi il 16% nel 2020, riflettendo l’andamento della domanda estera e il sostanziale arresto dei flussi turistici internazionali nel 2020, per poi tornare a crescere nei due anni seguenti. Le importazioni seguirebbero una dinamica simile. L’occupazione, misurata in termini di ore lavorate, diminuirebbe quest’anno di quasi il 10%, per poi recuperare metà della caduta nel 2021. Il numero di occupati si ridurrebbe, tuttavia, in misura più contenuta, attorno al 4% nel 2020, grazie all’esteso ricorso alla Cassa integrazione guadagni. L’inflazione rimarrebbe pressoché nulla quest’anno e il prossimo, riflettendo gli effetti della caduta del prezzo del petrolio e del forte ampliamento dei margini di capacità inutilizzata, risalendo gradualmente nel 2022.

In un secondo scenario, più severo, si considerano le possibili conseguenze di ipotesi più pessimistiche. In particolare, sviluppi più negativi potrebbero manifestarsi a seguito del protrarsi dell’epidemia o della necessità di contrastare possibili nuovi focolai, con ripercussioni sulla fiducia e sulle decisioni di spesa dei cittadini e di investimento delle imprese; di cali più consistenti nel commercio mondiale e strozzature alle catene globali del valore; di un ulteriore deterioramento delle condizioni finanziarie. In questo scenario si ipotizza in particolare: una caduta della domanda estera più marcata di quella dello scenario di base nell’anno in corso (20%) e una ripresa più graduale nel prossimo biennio, sia del commercio mondiale sia dei flussi turistici. Il prodotto cadrebbe di circa il 13% quest’anno e recupererebbe a ritmi più moderati nel 2021. Tra le componenti della domanda, la dinamica dei consumi seguirebbe in larga misura quella del Pil, come nello scenario di base; la caduta degli investimenti, amplificata dal peggioramento delle condizioni finanziarie, si avvicinerebbe al 20% nell’anno in corso e al 13% nell’arco del triennio 2020 -22; la dinamica delle esportazioni rifletterebbe quella della domanda estera, significativamente più debole che nello scenario di base.