Banca d'Italia svela la sanità piemontese

Nell’anno in corso, al fine di fronteggiare i maggiori oneri derivanti dalla situazione di emergenza sanitaria che si è venuta a creare a seguito dell’epidemia di Covid-19, sono state stanziate, a livello nazionale, risorse finanziarie aggiuntive. La loro assegnazione su scala regionale, per il Piemonte ha determinato uno stanziamento iniziale di 104 milioni, a cui si sono aggiunti ulteriori 290 milioni previsti dal decreto “rilancio”, corrispondenti, complessivamente, a un aumento di risorse del 4,7% rispetto alla dotazione prevista per il Fondo Sanitario Nazionale (Fsn) 2020.

Lo riporta il nuovo Rapporto della Banca d'Italia su “L'economia del Piemonte”, ricordando che il Piemonte, prima dell’emergere della situazione di tensione sanitaria, disponeva di una dotazione di personale superiore a quella media delle regioni a statuto ordinario, ma lievemente inferiore a quella del Nord. Dotazione che risente del calo dello 0,4% medio annuo nell’ultimo decennio, mentre per l’insieme delle regioni del Nord la variazione è stata marginale (-0,1%). Il Piemonte presentava, inoltre, una dotazione complessiva di posti letto (includendo quelli del comparto privato) superiore alla media delle altre regioni e sostanzialmente allineata al quelle del Nord. Tuttavia, il numero di posti letto in terapia intensiva risultava più basso rispetto a entrambe le aree di confronto: 7,5 ogni 100 mila abitanti, a fronte degli 8,6 nella media delle regioni ordinarie e ai 9 delle regioni del Nord. Il divario era negativo anche per i posti letto in pneumologia e malattie infettive. La rete territoriale, sul cui potenziamento e riorganizzazione le regioni sono chiamate a investire per fronteggiare le situazioni di emergenza, risultava in Piemonte più debole.

In termini di personale medico in convenzione, la dotazione piemontese era in generale più bassa. Guardando ad altre forme di assistenza e, in particolare, a quella domiciliare, modalità di cura non solo più vicina alle esigenze del paziente, ma anche utile per decongestionare le strutture ospedaliere e favorire il distanziamento sociale, il Piemonte presentava un divario negativo anche nel confronto con le regioni del Nord. Tale differenza si accentua se si fa riferimento ai soli pazienti anziani curati a domicilio (circa 420 ogni 10.000 abitanti in regione, contro poco più di 720 del Nord). Parallelamente, la struttura dei costi per livello di assistenza evidenziava per il Piemonte un’incidenza lievemente superiore della spesa per assistenza ospedaliera e inferiore per quella distrettuale. Nell’ambito di quest’ultima erano maggiori i costi per la farmaceutica e per l’assistenza specialistica, più contenuti quelli per l’assistenza ambulatoriale e domiciliare, in termini sia di incidenza sulla spesa complessiva sia di costo per 1.000 abitanti (88 euro circa nel 2018 in Piemonte; 106 nella media delle regioni del Nord).

Nei primi mesi del 2020, per fronteggiare la situazione d’emergenza sanitaria derivante dall’epidemia di Covid-19, che ha colpito soprattutto le regioni del Nord, sono state assunte in Piemonte poco meno di 2.300 unità di personale sanitario, di cui quasi 1.000 infermieri e poco più di 500 medici. L’incremento, rispetto alla dotazione iniziale, è stato più elevato delle altre realtà territoriali di confronto. Tuttavia, occorre considerare che solo una quota limitata di tali assunzioni (poco meno del 13%) è stata fatta con contratti a tempo indeterminato (circa il 18% nella media delle regioni del Nord). È inoltre prevista l’assunzione di un numero massimo di 700 ulteriori unità di personale infermieristico da destinare alle Unità speciali di continuità assistenziale, con il compito di potenziare l’assistenza sul territorio.

Al fine di fronteggiare l’emergenza, anche i posti letto in terapia intensiva sono aumentati, con un ampliamento di circa l’80% rispetto alla dotazione iniziale, di poco inferiore a quanto osservato nella media delle regioni del Nord (circa l’87%). A regime, in base a quanto previsto, tale ampliamento dell’offerta dovrà divenire permanente, con un aumento di circa 300 posti letto in terapia intensiva, a cui dovrà aggiungersi un numero analogo di posti letto in terapia sub-intensiva.

Dalla sede torinese della Banca d'Italia è stato precisato che all'inizio di quest'anno, i dipendenti delle strutture sanitarie pubbliche ed equiparate erano 57.361 (1.317 ogni centomila abitanti) ed erano 5.761 quelli delle strutture private accreditate). In particolare, i medici erano 9.689 nelle strutture pubbliche (222 ogni centomila abitanti) e 1.386 in quelle accreditate (32); gli infermieri rispettivamente 29.576 (679 ogni centomila abitanti) e 2.358 (54). Quanto ai posti letto, se ne contavano 13.430 nelle strutture pubbliche (308 ogni centomila abitanti) e 3.208 in quelle accreditate (74).