Perché sarà l'industria alimentare a tirare la ripresa dell'economia post coronavirus

Secondo un recente studio prodotto da Crif Ratings sull’impatto derivante dall’emergenza sanitaria sui vari settori dell’economia italiana, il 44% delle pmi analizzate sta affrontando la crisi partendo da situazioni di liquidità delicate o comunque senza particolari margini di manovra. Dal Crif Industry Outlook, l’osservatorio Crif sui principali settori industriali pre-durante-post Covid-19, emergono alcuni trend in controtendenza.Tra questi il comparto alimentare, che fa registrare un aumento record della spesa alimentare. Del resto, in questo periodo gli italiani cucinano di più, ed ecco allora che aumentano gli acquisti di ingredienti di base, come lievito e farina. Fanno scorta, così nel carrello finiscono più di prima surgelati, prodotti a lunga conservazione e confezioni multiple. Non è detto che questa tendenza continuerà una volta terminato il lockdown, perché in molti torneranno agli acquisti soliti. Questo è quanto emerge dall’’Osservatorio “Lockdown. Come e perché sta cambiando le nostre vite”, realizzato da Nomisma e Crif su un campione rappresentativo di responsabili degli acquisti all’interno delle famiglie.

Secondo un’analisi di Crif Ratings, l’intera filiera alimentare italiana vale 350 miliardi di euro, corrispondente al 15% del fatturato totale prodotto da tutte le società di capitale italiane. Il settore agro-alimentare, con1,3 milioni di imprese e 3,7 milioni di addetti, si configura, dunque, come uno dei pilastri dell’intera economia italiana: più di 50 mila imprese del comparto mostrano, infatti, valori di fatturato superiori a 100mila euro.

Considerando gli indicatori di nuova generazione sviluppati da Crif per definire le direttrici di maggiore rilevanza in questo particolare fase del ciclo economico, il settore agroalimentare si configura come molto propenso all’internazionalizzazione e all’innovazione: su una scala da 1 (livello più alto) a 5 (livello più basso) le imprese del settore presentano, in media, un alto livello di internazionalizzazione (pari a 2,5) e un livello medio di innovazione (pari a 3,2). Sono queste le ragioni che renderanno quello alimentare uno dei settori trainanti per la ripartenza dell’economia italiana: poco impattato finanziariamente dall’emergenza Covid-19, non avendo mai subito una battuta d’arresto durante il periodo di lockdown, sarà anche uno dei comparti che potrà beneficiare di tassi di consumo stabili che potranno supportare gli investimenti futuri.