Lavoro, la denuncia della Uil Piemonte

I dati aggiornati alla scorsa settimana relativi alle richieste di ammortizzatori sociali in Piemonte evidenziano, in tutta la loro drammaticità, la situazione delle imprese e dei lavoratori coinvolti: oltre 120.000 domande, per un totale di 800.000 lavoratori interessati. Per quanto riguarda la cassa integrazione ordinaria, le domande inoltrate hanno superato le 28.000, con un coinvolgimento di 480.000 persone. Per il fondo di integrazione salariale, le domande pervenute all’Inps sono oltre 14.000, con un corrispettivo di circa 150.000 lavoratori. Per la cassa integrazione in deroga, le richieste superano le 60.000, per circa 88.000 lavoratori interessati”. E' la denuncia di Gianni Cortese, segretario generale della Uil Torino e Piemonte, il quale evidenzia, inoltre, che a queste forme bisogna aggiungere: il Fondo di Solidarietà Bilaterale per l’Artigianato,che ha registrato più di 18.000 domande riguardanti 73.000 addetti e il Trattamento d’Integrazione Salariale per le lavoratrici e i lavoratori in somministrazione, che riguarda oltre 10.000 persone.

Gianni Cortese ha detto: “Siamo preoccupati per la tenuta della coesione sociale, a causa dei ritardi nei pagamenti ai lavoratori, in particolare per quanto riguarda la cassa integrazione in deroga e per i rischi occupazionali derivanti dal numero di settimane di cassa fruibili fino al 31 agosto. Il Decreto Legge del 19 maggio scorso, cosiddetto “Rilancio”, infatti, prevede dal 23 febbraio al 31 agosto la possibilità di fruire di un massimo di 14 settimane per la cassa integrazione in deroga, a fronte delle 27 di calendario. L’Inps sta svolgendo, da mesi, un’attività incessante per le autorizzazioni delle domande presentate, che ad oggi sono circa l’85% del totale. Tutti gli autori coinvolti devono essere consapevoli dell’emergenza in atto e dovrebbero adoperarsi, secondo le competenze, per contribuire a risolvere i problemi. Il Governo ha il compito di trovare rapidamente le risorse necessarie per allungare i periodi a disposizione, evitando le potenziali tensioni derivanti dall’aumento dell’area del disagio e della povertà, dovuti alla caduta dei redditi”.