La ricchezza finanziaria delle famiglie diminuita di 130 miliardi nei primi 4 mesi

Nei primi mesi del 2020 gli effetti della pandemia di Covid-19 si sono trasmessi al settore delle famiglie attraverso il calo del reddito, conseguente alle misure di contenimento e la diminuzione del valore di mercato della ricchezza finanziaria determinata dalla caduta dei corsi azionari e obbligazionari. Alla fine di aprile, il valore delle attività finanziarie delle famiglie italiane era più basso di circa 130 miliardi (e del 2,9%) rispetto alla fine del 2019. Il peggioramento delle prospettive di crescita e l’incremento dell’incertezza hanno comportato una maggiore avversione al rischio e una preferenza verso strumenti liquidi.

Secondo i risultati di un recente sondaggio, nel mese di marzo. oltre la metà dei nuclei familiari con attività finanziarie per più di 25.000 euro ha dichiarato di non volere investire in attività rischiose, una quota in netto aumento rispetto ai due anni precedenti (42 e 39% all’inizio del 2019 e del 2018, rispettivamente). Inoltre, le prime evidenze sul numero delle compravendite immobiliari indicano una contrazione delle transazioni, che si rifletterebbe in un calo delle erogazioni di mutui residenziali. E l’espansione del credito al consumo potrebbe risentire di una minore spesa per beni durevoli.

Nel mese di marzo, i debiti bancari delle famiglie si sono ridotti del 6,9% rispetto a febbraio. La capacità delle famiglie di fronteggiare la crisi, capacità favorita dal livello contenuto dell’indebitamento e dai bassi tassi di interesse, dipende anche dalla loro disponibilità di risorse finanziarie per compensare la caduta del reddito.

Secondo i dati dell’indagine straordinaria sulle famiglie, fatta dalla Banca d’Italia ad aprile, il 38% dei mutuatari ha affermato di avere difficoltà nel pagare le rate a causa dell’epidemia di Covid-19; la percentuale è più elevata tra i lavoratori autonomi e tra quelli impiegati nel settore del commercio e della ristorazione (52 e 64%, rispettivamente). Tra gli indebitati per finalità di consumo, la quota di quelli in difficoltà nel pagamento delle rate è, in media, lievemente più contenuta (34%).

Gli individui che hanno dichiarato di avere accumulato risparmi sufficienti per i consumi essenziali (cibo, riscaldamento, igiene, ecc.) e, se indebitati, per il pagamento delle rate per non più di tre mesi, sono il 38% del totale; la percentuale sale a oltre il 50% nel caso in cui il soggetto sia un lavoratore con un contratto a termine o il reddito familiare si sia più che dimezzato in conseguenza della pandemia. Gli individui finanziariamente più solidi, con risorse sufficienti per fare fronte a queste spese almeno sino alla fine dell’anno, sono circa un terzo del totale.

Le famiglie indebitate che si trovano in una condizione di temporanea difficoltà nel pagamento delle rate possono fare ricorso al Fondo di solidarietà per i mutui per l’acquisto della prima casa (Fondo Gasparrini), la cui dotazione è stata recentemente ampliata dal Governo. Per una parte dei nuclei familiari è anche possibile ottenere la sospensione dei pagamenti o l’allungamento della durata dei prestiti attraverso l’attivazione delle clausole già previste dai contratti: nel 2019 la quota delle erogazioni che includevano tali clausole era circa il 36%. Contribuiscono ad alleviare l’onere del debito delle famiglie anche alcune iniziative di carattere privato, quali la moratoria per il credito ai consumatori promossa da Assofin e l’accordo raggiunto tra l’Associazione bancaria italiana (Abi) e le associazioni dei consumatori.

Sulla base di una specifica rilevazione avviata dalla Banca d’Italia, all’8 maggio si stima che fossero pervenute alle banche poco più di 105.000 domande di sospensione delle rate del mutuo per la prima casa collegate al Fondo Gasparrini, per un debito residuo di poco superiore a 9 miliardi; le domande accolte erano oltre 32.000, quelle rigettate poco più di 5.500, le rimanenti in corso di lavorazione. Considerando le risorse del Fondo non ancora utilizzate, si stima che sarebbe possibile concedere circa 300.000 ulteriori sospensioni. Le domande di sospensione delle rate dei finanziamenti con scopo di consumo erano quasi 400.000, per un ammontare superiore a 6,5 miliardi (la maggior parte delle domande esaminate sono state accolte).

Le moratorie hanno offerto in passato un valido sostegno alle famiglie in temporanea difficoltà. Secondo i dati più recenti dell’Indagine sui bilanci delle famiglie italiane, oltre il 70% dei nuclei familiari che hanno fatto ricorso a forme di sospensione delle rate negli anni 2015-16 ha ripreso i pagamenti regolarmente alla scadenza dell’interruzione.