Gli effetti del coronavirus sulle banche

“Il settore bancario è esposto alle conseguenze della pandemia di Covid-19”. Lo ha scritto la stessa Banca d'Italia ed è naturale: “il calo dell’attività economica riduce la domanda di servizi finanziari e indebolisce la capacità di restituzione dei prestiti da parte di famiglie e imprese”. Non solo. Le tensioni sui mercati finanziari rendono più difficili e costosi il finanziamento all’ingrosso e l’eventuale raccolta di nuovo capitale. Inoltre, la perdita di valore delle attività finanziarie in portafoglio comprime il capitale.

Ma gli intermediari italiani si trovano ad affrontare i nuovi rischi da una posizione, nel complesso, più solida rispetto all’avvio della crisi finanziaria del 2008. Infatti, tra il 2007 e il 2019 è quasi raddoppiato il rapporto tra il capitale di migliore qualità e gli attivi ponderati per il rischio; i prestiti a famiglie e imprese sono ora finanziati interamente dai depositi e non emergono segnali di sfiducia dei risparmiatori nei confronti delle banche.

Gli squilibri nei bilanci causati dalla crisi dei debiti sovrani in Europa sono stati riassorbiti in larga parte o contenuti: l’incidenza dei crediti deteriorati si è ridotta di due terzi rispetto al picco del 2015. L’impatto delle perdite di valore dei titoli di Stato sul capitale è mitigato dalla diminuzione della quota di quelli valutati al fair value avvenuta negli ultimi anni. Un contributo essenziale alla stabilità delle banche italiane proviene, poi, dalle misure varate dalle autorità nazionali ed europee per fronteggiare gli effetti economici dell’emergenza sanitaria.

Nel 2019 la redditività delle banche italiane è diminuita rispetto all’anno precedente, soprattutto a causa della riduzione del margine di interesse e delle maggiori imposte. Il roe, cioè il ritorno sul capitale proprio, al netto delle componenti straordinarie, è stato pari al cinque per cento. La redditività delle banche maggiori e quella degli intermediari di dimensione più contenuta hanno avuto andamenti differenziati. Per le banche significative, il roe è sceso di circa un punto percentuale, al 4,9%; per quelle meno significative è cresciuto, in media, di circa tre punti, al 6,5 per cento.

La crisi conseguente alla pandemia, comunque, potrebbe produrre un forte indebolimento della redditività delle banche italiane. Come spiega, la Banca d'Italia, la contrazione dell’attività economica accentuerà la flessione dei ricavi da interesse e, se protratta nel tempo, determinerà un aumento nel costo del rischio; inoltre, il perdurare di tensioni sui mercati finanziari potrebbe tradursi in un calo di sottoscrizioni di prodotti del risparmio gestito e in una conseguente riduzione delle commissioni. “Gli intermediari di piccole dimensioni con un modello di attività tradizionale, che già prima dello scoppio dell’epidemia incontravano difficoltà a mantenere livelli di redditività soddisfacenti – conclude la Banca d'Italia - potrebbero risentire dello shock in modo particolarmente severo”.