A marzo crollo vendite al dettaglio: -21,3%

Lo scenario economico internazionale, a causa del perdurare della pandemia di Covid-19 e delle relative misure di contenimento, continua a essere eccezionalmente negativo. Lo sancisce l'Istat, evidenziando che l’impatto del Covid-19 sull’economia italiana è profondo ed esteso. La stima preliminare del Pil riferita al primo trimestre ha fornito una prima quantificazione degli effetti della crisi sull’economia: la caduta dell’attività economica rispetto al trimestre precedente è stata pari al 4,7%. A marzo, le misure di contenimento dell’epidemia in Italia e nei principali Paesi partner commerciali hanno avuto effetti negativi sugli scambi con l’estero. I flussi con i Paesi extra Ue hanno segnato un deciso calo: le esportazioni sono diminuite complessivamente del 13,9% e le importazioni del 12,4% in termini congiunturali.

Rispetto a marzo 2019, la riduzione di esportazioni e importazioni verso i mercati extra europei ha riguardato tutti i principali Paesi. In particolare, le vendite di prodotti italiani hanno mostrato un netto peggioramento in Turchia, Stati Uniti e Giappone. Da un punto di vista settoriale, si è osservato un calo delle vendite per tutti i principali raggruppamenti di industrie, particolarmente marcato nel caso dei beni di consumo durevoli (-28%) e strumentali (-20,8%), mentre la flessione è risultata superiore al 10% per l’energia e al 5% per i beni di consumo non durevoli e per quelli intermedi.

Dal lato delle importazioni, la diffusa contrazione a livello settoriale è stata determinata da un forte ridimensionamento degli acquisti di beni di consumo durevoli (-36,7%) e di quelli energetici (-33,5%), da flessioni rispettivamente del 16,9 e del 14,8% nel caso dei beni strumentali e di quelli intermedi e dell’11,6% per i beni di consumo non durevoli. In controtendenza rispetto alla marcata riduzione degli acquisti dall’estero dell’Italia, in marzo si è avuto l’aumento delle importazioni dei prodotti collegati all’emergenza sanitaria. In particolare, gli acquisti in valore di apparecchiature di ossigenoterapia e di respiratori di rianimazione e altri apparecchi di terapia respiratoria e di elettrodiagnosi, così come quelli di reattivi per la diagnostica, di alcuni dispositivi di protezione (camici e mascherine) e di alcool e disinfettanti hanno mostrato aumenti considerevoli, crescendo a marzo da circa 42 del mese precedente a 170 milioni di euro, un valore quest’ultimo pari all’1,5% del totale degli acquisti dall’estero.

I dati riferiti alle famiglie riflettono l’evoluzione del lockdown in maniera eterogenea. A marzo, le vendite al dettaglio hanno evidenziato un crollo (-21,3% la variazione congiunturale in volume), determinato dalla caduta del commercio di beni non alimentari (-36,5%) mentre gli alimentari hanno manifestato una sostanziale stabilità (-0,4%). Gli acquisti di beni alimentari sono stati più dinamici nella grande distribuzione (+7,4% la variazione tendenziale in valore) rispetto a quelli delle imprese operanti su piccole superfici (-1,0%). In questo contesto, il commercio elettronico ha segnato un deciso aumento (+20,7% la variazione tendenziale in volume).

Gli impatti dell’emergenza sanitaria sui prezzi vedono prevalere al momento gli effetti deflazionistici, legati al contenimento della domanda. Frenata dai ribassi degli energetici, l’inflazione in Italia è risultata nulla, riducendo tuttavia il differenziale negativo con l’area dell’euro. In aprile, l’indice del social mood sull’economia ha mostrato un ulteriore peggioramento delle percezioni giornaliere sull’andamento dell’economia, con marginali segnali di inversione di tendenza a fine mese.

A marzo, in Italia il numero di occupati si è mantenuto in linea con quello del mese precedente (-0,1% la variazione congiunturale) ma si è manifestata una ricomposizione tra disoccupati e inattivi a favore di questi ultimi. Il tasso di disoccupazione è sceso all’8,4% (-0,9 punti percentuali rispetto al mese precedente) mentre il tasso di inattività è cresciuto in misura corrispondente (+0,8 punti percentuali). I disoccupati sono infatti coloro che, nel periodo di riferimento, hanno cercato attivamente un lavoro dichiarandosi disponibili all’inizio dell’attività entro due settimane, condizioni difficilmente compatibili con il lockdown.