Proposta di Torino Finanza per i Confidi: un nuovo ruolo a favore delle mini imprese

I confidi italiani possono diventare un operatore per offrire alle micro e piccole imprese un canale complementare alle banche, per ottenere una gamma di servizi e di prodotti a cui diversamente non avrebbero accesso, inclusa l’erogazione diretta del credito. Per questo motivo è importante «rompere gli indugi e innovare il quadro delle regole per consentire a tutti i confidi» di mettersi al servizio del sistema economico nazionale. Sono gli spunti contenuti nel Rapporto 2020 dell’Osservatorio Confidi del Comitato Torino Finanza della Camera di commercio di Torino, giunto alla dodicesima edizione. Si tratta di un contributo che, quest’anno, cerca di individuare soluzioni concrete per sostenere l’impatto economico che l’emergenza Coronavirus avrà nei prossimi mesi sul sistema delle imprese.

Tra le soluzioni spicca una proposta di legge per consentire ai confidi di evolvere. ottimizzando le loro potenzialità. Il Rapporto è stato curato da Diego Bolognese, Claudio D’Auria e Salvatore Vescina. L’analisi si concentra sui 35 confidi maggiori, vigilati dalla Banca d’Italia (l'11,3% dei 311 complessivi), che detengono uno stock di garanzie corrispondente a circa i due terzi del totale (66%). Il Rapporto è focalizzato sul nucleo fondamentale dei soggetti associati ai confidi: le micro e piccole imprese con meno di 20 addetti. Un aggregato che rappresenta, per numero, il 98,2% delle imprese e il 45% degli occupati, con un grande contributo alla tenuta sociale del Paese e ai consumi del mercato domestico

Che cosa emerge dall’edizione 2020 dell’Osservatorio Confidi? Intanto, che lo stock delle garanzie dei confidi maggiori si è ridotto dai 21,9 miliardi di euro del 2012 ai 12,6 del 2018, ultimo anno dei bilanci disponibili. Gran parte della contrazione va attribuita alla drastica riduzione dei finanziamenti concessi alle micro-piccole imprese. Gli impieghi vivi nelle imprese con meno di 20 addetti, nel 2012 erano pari a 162,1 miliardi di euro, mentre nel dicembre 2018 erano scesi a 121,8 miliardi di euro (-25%). Per alcuni settori la diminuzione è stata ancora più consistente. Per esempio, le imprese artigiane con più di cinque addetti hanno perso circa la metà del volume di credito concesso loro dal sistema bancario.

I confidi sono in autoconsunzione: il Rapporto usa questo termine per indicare il trend in atto. Questo perché, con la riduzione dei flussi di nuove garanzie, si sono ridotti i ricavi, che risultano inferiori ai costi. L’attività di garanzia, da sola o quasi, non assicura la loro sostenibilità. I confidi, tuttavia, risultano solidi. Il Tcr medio, ovvero il rapporto tra le risorse patrimoniali di cui dispongono i rischi a fronte delle garanzie accordati, è a livelli sempre più alti (nel 2018 pari al 26,2%). I fondi propri liberi superano i 650 milioni di euro e le attività liquide nette sono maggiori di 1,3 miliardi di euro.

“Il senso dell’iniziativa è proprio quello di offrire un contributo civico in questo momento critico per la nostra economia – spiega Vladimiro Rambaldi, presidente del Comitato Torino Finanza – La nostra proposta viene formulata anche come un disegno di legge, ma si tratta comunque di un semplice contributo di idee, che Torino Finanza si limita a consegnare alla business community e ai decisori pubblici affinché, se lo ritengono, sia da loro migliorato e veicolato nelle sedi competenti”. “Non tutti i confidi sono allo stesso livello – spiegano i curatori dell’Osservatorio – il suggerimento per il policy maker è di proporzionare una serie di ampliamenti del loro perimetro d’azione, soprattutto nella consulenza e nella erogazione diretta di piccoli finanziamenti, alla verifica di sussistenza di specifiche condizioni abilitanti”.