Perché aveva ragione Greta Thunberg

di Marina Bosio

Oggi, 22 aprile 2020, si è celebrato il cinquantesimo anniversario della giornata della Terra. Mai come ora, questo giorno assume una importanza straordinaria. Non è più, infatti, una novità che molti scienziati sostengano che la crescente frequenza di pandemie, come il Covid-19, sia legata ai cambiamenti climatici e alla perdita di biodiversità.

Si fa sempre più evidente quanto i fattori socio-ambientali, i cambiamenti climatici e lo sviluppo economico siano inestricabilmente collegati. Ne è l'esempio quanto stiamo vivendo sulla nostra pelle: con l'emergenza coronavirus prima con il tilt del settore sanitario e poi con il lock-down di tutti gli altri settori, l'economia mondiale ha subito il medesimo shock che il virus ha provocato nel corpo umano.

E purtroppo non è una casualità che il settore sanitario fosse da anni tra quelli meno finanziati in Paesi come l'Italia e ora quello più colpito. Eppure, vittime di disastri ambientali ne avevamo purtroppo già contate troppe (tumori da amianto, Chernobyl, acque contaminate,...).

Al canto delle sirene di slogan che promuovevano l'impegno nella transizione a una economia low-carbon, nei green bond, nelle energie rinnovabili, nelle vetture elettriche, nella cultura del riciclo e della guerra alla plastica, Greta Thunberg non aveva creduto, certamente non perché essere affetta da sindrome di Asperger la renda più diffidente.

Non ci avevano creduto neppure gli economisti più cinici e "anti-thunbergiani" per eccellenza, secondo cui se Cina, India e Stati Uniti non aderiscono alle linee guida dell'Accordo di Parigi del 2015 con l'impegno di mantenere l'aumento della temperatura media globale ben al di sotto del limite dei 2 gradi centigradi della scala Celsius, a nulla varrebbero gli sforzi (e i costi) di tutti gli altri Paesi messi insieme: il danno ambientale (ed economico, cosa che finora è stata sottovalutata) sarebbe comunque a livello mondiale.

Si è visto con l'esplosione del virus in Cina: è stato un attimo che facesse il giro del mondo. Siamo tutti interconnessi: nella buona e nella cattiva sorte, come nel matrimonio. Quindi, l'unica cosa che possiamo fare è trovare una soluzione condivisa. Partendo dal concetto fondamentale che economia e ambiente, uomo e Terra, sono una cosa sola e nessuna delle due parti deve dominare sull'altra, come nel matrimonio.

Ritengo personalmente che il vaccino più potente, cui la mia generazione non è ancora stata vaccinata, sia la responsabilità. Siamo una generazione che ha finora vissuto, attingendo o addirittura estinguendo le risorse che ci sono state affidate e che abbiamo ereditato, indebitandoci a discapito delle generazioni future.

E' giunta l'ora che ognuno di noi si assuma le proprie responsabilità: l'Unione Europea, gli Stati e i governi, i politici, gli imprenditori, gli scienziati e i singoli cittadini. Perché tutti possiamo fare qualcosa: occorre prendersi la responsabilità di noi stessi e degli altri. Come? L'Unione Europea e gli Stati, collaborando insieme; i politici, assumendosi la responsabilità delle proprie decisioni; gli imprenditori, per dare l'esempio e trovare la forza di ripartire; gli scienziati, fornendo dati utili e il loro aiuto nella ricerca; i singoli cittadini, stando a casa ma non solo: come medici, infermieri, farmacisti, commessi e volontari.

La nostra responsabilità più grande, ci ricorda Papa Francesco nell'omelia del 19 aprile scorso, è non dimenticare chi è rimasto indietro: “Il rischio è che ci colpisca un virus ancora peggiore, quello dell’egoismo indifferente. Questa pandemia ci ricorda, però, che non ci sono differenze e confini tra chi soffre. Siamo tutti fragili, tutti uguali, tutti preziosi. Quel che sta accadendo ci scuota dentro: è tempo di rimuovere le disuguaglianze, di risanare l’ingiustizia che mina alla radice la salute dell’intera umanità!”

Urge rinnovare gli Undsg, (United Nations Development Sustainable Goals), definiti nel 2017 da 150 Stati membri delle Nazioni Unite: si tratta di 17 obiettivi da raggiungere entro il 2030, con altrettanti 169 sotto-obiettivi e in 4 aree (Alimentazione e agricoltura, Città, Energia, Salute), tra i quali il primo è eliminare la povertà in tutte le sue forme; ma anche la fame e le disuguaglianze. È il momento di lottare per uno sviluppo sostenibile e responsabile, che tenga conto dei bisogni economici, ambientali e sociali delle attuali generazioni, senza compromettere lo sviluppo delle generazioni future.