Mobilità, un'altra inefficienza italiana

A causa delle restrizioni alla mobilità, introdotte in seguito alla diffusione del Covid-19, il problema è svanito del tutto; ma con il ritorno alla normalità, le code di auto e di Tir lungo le strade delle nostre città si riformeranno in un batter d’occhio. Un problema, stando ai dati della Commissione europea, che obbliga gli italiani a rimanere bloccati nel traffico per quasi 38 ore all’anno, equivalenti praticamente a una settimana di lavoro. Tante, troppe: nell’Europa a 27 solo Malta e Belgio hanno una situazione peggiore della nostra.

Il tema del traffico e della mobilità ai tempi del Coronavirus è trattato anche sul sito web della Banca del Piemonte, storico e solido istituto guidato da Camillo Venesio (www.bancadelpiemonte.it). Rispetto ai principali Paesi europei il gap del nostro Paese è significativo: se in Olanda si rimane congestionati per 32 ore all’anno, in Francia e Germania si scende attorno a 30 e in Spagna a poco più di 26. La media Ue si attesta a 30,4 ore.

Comunque, le lunghe code che ci angosciano ogni giorno sono riconducibili, in particolar modo, a un paio di cause: una è l’inadeguatezza del servizio di mezzi pubblici nelle nostre città, che costringe tantissimi pendolari a usare i mezzi privati; l'altra è ascrivibile al grave deficit infrastrutturale nazionale.

Fra l'altro, secondo i dati del ministero dei Trasporti, il deficit di competitività del nostro sistema logistico-infrastrutturale costa all’economia del Paese 40 miliardi di euro all’anno. Anche per questa ragione, molti sostengono che il Governo, a seguito della grave recessione economica, che si è abbattuta in queste ultime settimane, investa quanto prima in un piano nazionale per la realizzazione delle opere pubbliche che permetta di ammodernare il Paese, di renderlo più competitivo e di imprimere una forte scossa positiva alla domanda interna. Senza contare che sono una decina le grandi opere che, pur disponendo dei finanziamenti, non hanno ancora visto iniziare i lavori.

Da un'elaborazione dei dati del World Economic Forum è emerso che tra i dieci Paesi europei più importanti presi in esame, l’Italia si colloca sempre in fondo alla graduatoria per qualità/efficienza del sistema infrastrutturale. In particolare per qualità delle strade; efficienza dei servizi ferroviari; efficienza dei servizi portuali; copertura della linea internet veloce.

Oltre alla realizzazione delle grandi infrastrutture materiali e immateriali, l'Italia ha bisogno di portare a termine moltissimi interventi “minori”, che sono però altrettanto indispensabili e potrebbero dare una grossa mano alla ripresa della domanda interna. Infatti, l’88% dei circa ottomila Comuni italiani ha almeno un’area classificata a elevato rischio idrogeologico; il 40% delle abitazioni di edilizia residenziale pubblica è ubicato in zone ad alto rischio sismico; su circa 6.000 opere censite (gallerie, ponti, viadotti) quasi 2.000 necessitano di interventi urgenti e il 38% dell’acqua trasportata dal sistema idrico pubblico si perde per strada a causa dell’elevato livello di deterioramento della rete.