La ricchezza finanziaria delle famiglie calata di 140 miliardi nei primi tre mesi ma resta la capacità di onorare i debiti

Nel primo trimestre dell’anno, le forti oscillazioni dei rendimenti dei titoli di Stato e i ribassi dei corsi azionari e obbligazionari hanno determinato una riduzione della ricchezza finanziaria delle famiglie italiane di oltre 140 miliardi, pari al 3,2% del suo valore alla fine del 2019. Lo dice la Banca d'Italia, ricordando che il portafoglio finanziario delle famiglie è allocato per circa la metà in strumenti (obbligazioni pubbliche e private, azioni, quote di fondi comuni, fondi pensione e prodotti assicurativi) il cui valore è esposto alle tensioni sui mercati.

Nei prossimi mesi, la ricchezza finanziaria delle famiglie con redditi più bassi potrebbe diminuire considerevolmente per la necessità di dover disinvestire attività in modo da assorbire il forte calo di reddito; circa i due terzi di queste famiglie detengono attività finanziarie per meno di 5.000 euro. Il tasso di crescita dell’indebitamento verso le banche, prossimo al 3% annuo in febbraio, è destinato a ridursi per effetto della pandemia: l’impatto sul credito del ridimensionamento del numero delle compravendite immobiliari e della contrazione della spesa per beni di consumo durevoli dovrebbe più che compensare sia la diminuzione dei rimborsi connessa con la moratoria sui mutui, sia l’eventuale incremento della domanda di liquidità per smussare gli effetti del calo del reddito sui consumi.

Il costo del debito ha continuato a scendere negli ultimi mesi e ha raggiunto un valore minimo del 2,9% in febbraio. Il rischio che il protrarsi delle tensioni finanziarie possa riflettersi in un aumento dei tassi di interesse sui prestiti alle famiglie è mitigato dagli interventi di politica monetaria adottati dall’Eurosistema e dalla composizione per tipo di tasso dei prestiti in essere.

Alla fine del 2019, la quota di mutui a tasso fisso superava il 46% delle consistenze (era pari al 25% all’inizio del 2015); i mutui a tasso variabile sono indicizzati a tassi di riferimento tuttora negativi . Nell’ultimo quinquennio, anche la crescita del credito al consumo si è concentrata prevalentemente sui prestiti con tasso predeterminato per almeno cinque anni.

Alla fine del 2019 il tasso di deterioramento annuo dei prestiti concessi dagli intermediari alle famiglie era stabile all’1%, un valore molto contenuto nel confronto storico. Anche nei prossimi mesi ,la sostenibilità del debito sarà favorita dai bassi tassi di interesse e dalla selettività con cui gli intermediari hanno erogato finanziamenti dopo la crisi dei debiti sovrani. La quota di nuovi prestiti per credito al consumo accordati a debitori classificati ad alto rischio è infatti diminuita al 2% nel 2019, dal 9 del 2012; quella dei contratti con basso rischio è aumentata di 12 punti percentuali, al 48%.

Una parte delle famiglie indebitate si trova in condizioni di fragilità finanziaria. Le famiglie italiane con mutuo per l’acquisto della casa di residenza considerate vulnerabili (con un reddito inferiore al valore mediano e una rata di mutuo superiore al 30% del reddito) erano circa 200.000, lo 0,8% del totale. La diffusione di condizioni di difficoltà appare minore di quella rilevata nel 2007, alla vigilia della crisi finanziaria globale, quando la quota delle famiglie con mutuo classificate come vulnerabili era circa il doppio. Oltre un terzo delle famiglie vulnerabili è particolarmente esposto agli effetti della crisi in corso per la maggiore volatilità dei redditi da lavoro del capofamiglia (lavoratori autonomi o lavoratori dipendenti a tempo determinato).

La moratoria sui mutui, le indennità temporanee di reddito per lavoratori autonomi e stagionali, il blocco dei licenziamenti, l’ampliamento del ricorso alla Cassa integrazione guadagni previsti dai provvedimenti normativi varati dal Governo negli ultimi due mesi, contribuiscono a sostenere la capacità delle famiglie di fronteggiare i propri impegni finanziari.

La Banca d'Italia stima che per tornare a un livello di difficoltà nel rimborso dei prestiti analogo al picco del 2008 (ipotizzando che i tassi di interesse e l’indebitamento restino invariati rispetto ai valori registrati nel 2019) il reddito nominale delle famiglie dovrebbe contrarsi di quasi il 50%, un valore circa dieci volte superiore al massimo calo osservato durante le fasi più acute della crisi finanziaria globale e di quella dei debiti sovrano . La più elevata capacità delle famiglie indebitate di resistere a forti riduzioni del reddito è riconducibile prevalentemente alla maggiore concentrazione dell’indebitamento nei nuclei con redditi più alti e al più basso onere medio del debito.L